la rinuncia
I cavi dell’alta tensione si alzavano e si abbassavano quasi che anche loro si muovessero, mentre il treno proseguiva la sua corsa.

Storie che si leggono per passare il tempo, racconti a voce bassa dei propri incubi, il gioco dell'interpretazione. La vita stessa come narrazione o costruzione immaginaria

Stava soffrendo. Si era portata dietro la sua sofferenza dappertutto da quando era cominciata. Non esistevano luoghi eccezionali.

«Quel vulcano mi pare di averlo già visto», dice assorta. «Solo non so in quale epoca.» La prendo come una battuta; lei non ammicca né sorride.

Dimentica quei sogni scambiati per convinzioni. Esce a cercare il ragazzo. Lo trova come altre volte sulla riva del lago. Lui forse non lo sa, ma l'aspettava.

La sirena suona sovrastando il silenzio della notte. Bisogna saper leggere in quel lamento acuto il messaggio, decifrarlo.

Non ricordo quando ho capito di non abitare in una casa qualunque o, meglio, quando ho capito che la gente di solito non vive in un castello.

Sono cattiva. Non ho mai provato la necessità di accontentare. Il mio piacere, in effetti, viene dal dispiacere gli altri e non il contrario.

Stamattina mio padre è morto. Sono felice che sia successo. Ormai non esisteva che per compiacermi e neanche ci riusciva. Un giorno so che mi troverò nella stessa situazione.

C'era una volta un barone che viveva in una piccola casa sulle rive di un fiume. Dacché la famiglia del barone aveva perso ogni briciola della sua antica fortuna...
I cavi dell’alta tensione si alzavano e si abbassavano quasi che anche loro si muovessero, mentre il treno proseguiva la sua corsa.

Seguivamo una via che era quella dell'acqua. Dalla gondola della garitta di San Tomà, discendevamo il Canal Grande e, seduti su comodi sedili, vedevamo sfilare le facciate dei palazzi.
