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vera laurenti
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vera laurenti

da LA RINUNCIA

🧍‍♀️ Identità

Vera è una giovane aspirante attrice proveniente da una famiglia agiata (i Laurenti), caratterizzata da una bellezza particolare e unica. La sua prima impressione è quella di una figura snella, chiara di carnagione, con occhi enormi e azzurri, che si presenta con un'aria di superiorità spontanea e un senso innato di raffinatezza.

💭 Carattere

È impulsiva e teatrale: tende a innalzare la realtà a "messinscena", ritenendo la tragedia "la forma d'arte più elevata".
È sicura di sé e ambiziosa: ha scelto l'Accademia di recitazione a Venezia per non "sfiorire" e nutre una "convinzione totale" nelle sue idee.
Esercita un controllo sul fratello Bruno: lui la percepisce come colei che "pretende che tutti vivano in funzione sua" e come "prima attrice e regista" della loro vita.
Ha un rapporto complesso con la verità e i sentimenti, appartenendo alla categoria di persone che "inventano miti" e vivendo con un'idea "molto elastica della verità".

🎭 Ruolo

Vera incarna il tema della Fusione (e della successiva Separazione), rappresentando la forza catalizzatrice che inizialmente lega i tre protagonisti nel suo "universo fiabesco", ma il suo bisogno di controllo e la sua fragilità diventano poi la causa necessaria della tensione e della successiva emancipazione del fratello Bruno.

📖 Estratti

I. Discorsi Diretti di Vera

Estratto
Contesto
«In questo mondo è ormai tutto all'incontrario. Le ragazze si preparano più in fretta dei ragazzi. Mio fratello, poi, dice che la prima impressione è tutto, per prepararsi quando deve conoscere qualcuno ci mette almeno un'ora intera. Ma che vuoi farci? Le donne sono più svelte, lo sanno tutti. Io sono Vera.»
Introduzione di Vera, dopo essere atterrata da un salto dalle scale.
«Noi giochiamo a tennis solo quando ci sono i nostri genitori, se no non ci giochiamo. In realtà lo facciamo per accontentarli ma ci annoia.»
Risposta a Beatrice riguardo al tennis.
«Qui ci confessiamo i nostri più intimi segreti perché sappiamo che non è una stanza frequentata da troppi spiriti. E, ormai, a differenza del resto della casa, appartiene soltanto a noi.»
Descrizione dell'intimità del boudoir a Beatrice.
«Se fossi rimasta a Torino, se non fossi entrata all'Accademia di recitazione, sarei sfiorita. Per Bruno, vale la stessa cosa, se non suona il suo pianoforte diventa un altro.»
Spiegazione della sua scelta di studiare recitazione a Venezia.
«Ahimé! Ahimé! Che mai disegni? Quale immane lutto disegni in questa casa?»
Recitazione (la sua parte) durante la prova di Agamennone.
«Ahi terrore, ahi, terrore! Che visione è questa?»
Recitazione durante la prova.
«Discordia insaziabile contro questa progenie, innalzi un ululo: ché pietre, poi, vendicheran lo scempio.»
Recitazione durante la prova.
«Bravo Bruno te la sei ricordata!»
Dopo la prova di Agamennone.
«[...] la tragedia era la forma d'arte più elevata, poiché aveva in essa qualcosa di sacrale che scaturiva dal sacrificio.»
Riflessione sul significato del teatro antico.
«Ecco cosa sei tornata a prendere!» «E in dono al misero offre, non meno che al beato.. il gaudio del vino, dove ogni dolore annegasi!»
Scena alle Gorge, subito dopo aver estratto una bottiglia di vino dallo zaino.
«Adesso giochiamo che Bruno è Dioniso. Noi, Beatrice, saremo le Baccanti. Per farlo meglio, dovremo toglierci i vestiti.»
Proposta del gioco rituale e provocatorio.
«Sei un Dio tutto sommato accettabile.»
Risposta a Bruno che si è spogliato.
«Bruno! Guarda come siamo belle.»
Dalle acque delle Gorge, rivolta al fratello.
«Mai!» sibilò, felina. «Mai!»
Rifiuto di obbedire alla punizione di Bruno (mostrare il contenuto della scatola rossa).
«Che freddo timor, Bruno, m'agghiaccia il cuore.»
Citazione drammatica (Antigone), dopo l'abbraccio con Bruno.
«Non aprir con altrui tale pensiero… ma tienilo nascosto; et io lo taccio ancora.»
Citazione drammatica (Antigone), con un sorriso improvviso.
«L'Antigone! Adoro quella scena..»
Commento sul dramma dopo la risoluzione della lite.
«Ma tesoro! Abbondiamo in camere da letto, avere ospiti per noi non è certo un disturbo!»
Risposta a Beatrice al telefono, riguardo all'invito a Villa Laurenti.
«Hai sentito? – diceva – è impazzito»
In camera di Beatrice, riferendosi al fatto che Bruno stava suonando il pianoforte.
«Si ostina a suonare come un mulo. – si girava sul fianco e guardava per terra – Odio quel pianoforte.»
Riferendosi all'insistenza di Bruno nel suonare la mattina.
«Per una volta Bruno, vieni!»
Tentativo di convincere Bruno a prendere il sole con loro.
«Sei poco saggio a non prendere mai il sole. Fa male, sai? Da quando prendiamo il sole, io e Beatrice ci sentiamo molto più energiche, molto più vive.»
Riferendosi al disinteresse di Bruno verso la tintarella.
«Sai che la vitamina D stimola il rilascio di dopamina?»
Affermazione apparentemente saccente rivolta a Bruno.
«Dicevo così per dire.. Non importa.»
Ritiro dalla discussione con Bruno.

II. Descrizione di Vera da Parte del Narratore

Estratto
Contesto
[...] vide una ragazza che era appena atterrata dopo un salto. Da chinata, si rialzò perfettamente diritta, abbassò con cura le balze della gonna e le venne incontrò. [...] Vera.
La prima apparizione di Vera.
Non fece in tempo a finire la frase, che era già seduta sul divano di fronte a Beatrice, le gambe incrociate come in meditazione. I piedi nudi. Sulle spalle le ricadevano i capelli scuri, se li aggiustava con la mano sinistra quando il ciuffo le finiva sugli occhi.
La sua posa e i suoi gesti.
Beatrice fu subito colpita da quegli occhi; sembravano il centro non solo del suo viso, ma di tutto il suo corpo. Sarebbero bastati gli occhi a dare l'impressione che avesse un corpo. Oltre alla forma a goccia, erano enormi e azzurri, ma non come quelli di certe ragazze, che appaiono spenti e inespressivi, erano dello stesso colore dello zaffiro e della tanzanite e, proprio come le pietre preziose, avevano la fluidità dei liquidi.
Descrizione dettagliata dei suoi occhi.
La sua figura snella era messa in risalto dalla carnagione chiara. I muscoli tesi della braccia, mentre parlava, sottolineavano la finezza dei polsi e delle dita. Le mani erano simili a quelle di sua madre; lunghe e affusolate. Per il resto, null'altro le ricordava la Signora Laurenti. Vera godeva del privilegio di tutte le bellezze particolari; non somigliava a nessuno, nemmeno ai suoi genitori.
Descrizione della figura, delle mani e della sua unicità.
La prima differenza che balzava agli occhi era come i due fratelli approfittassero del tempo; Vera sembrava volerlo occupare il più possibile.
Contrasto con il fratello Bruno.
Vera invece aveva l'aria di vestirsi così come parlava, senza pensarci. Tuttavia per lei sarebbe stato comunque impossibile apparire trasandata. Poteva scegliere gli abiti da indossare senza soffermarcisi troppo perché era impregnata da una raffinatezza spontanea, che non necessitava sforzo.
Descrizione del suo stile e modo di vestire.
...per aprirla, Vera si mise a una mano nella scollatura e, da lì, proprio dal reggiseno nero, che s'intravide appena, sfilò una chiave.
Riferimento al nascondiglio della chiave del boudoir.
...e Vera rideva, quando pensava a quello che si era evitata andando a Venezia.
Il suo divertimento per aver evitato l'università a Torino.
Bruno parlava di Vera e Vera di Bruno come se i loro ruoli fossero del tutto intercambiabili, i confini che li dividevano sottili ed evanescenti.
Descrizione dell'unione e della somiglianza tra i fratelli.
Vera aveva confidato a Beatrice che il tempo si dilatava dentro la casa in maniera inquietante. Spesso, le sembrava di fluttuare da un capo all'altro della giornata, senza possedere il senso delle ore. Andava soggetta a improvvisi smarrimenti.
La sua esperienza del tempo e dello spazio all'interno di Villa Laurenti.
Vera, quando finiva di leggere le parti di teatro, andava in camera sua, si sedeva sul letto e si metteva ad ascoltare. A fine melodia, porgeva a Bruno il copione che doveva mandare a mente. Provavano insieme i dialoghi delle tragedie.
Le loro abitudini di studio.
Vera indossava un abito di perline verdi, blu e nere variamente alternate secondo un disegno geometrico. Stava in piedi al centro della stanza.
Descrizione del suo abito durante la prova di Agamennone.
S'abbandonò a terra, scendendo lentamente verso il pavimento. Una volta distesa, prese a ridere sommessamente.
Azione dopo la recitazione.
Vera appoggiò la testa sul grembo di Beatrice e allungò le gambe fino a toccare con i piedi nudi le cosce di Bruno.
La loro posizione sul divano.
Vera tirava fuori i vestiti dall'armadio e lì gettava tutti sul letto, scartando quelli inadatti, vale a dire troppo eleganti, per salire su in montagna. [...] Quando uscirono di casa, Vera all'improvviso si mise a correre e tornò dentro. Diceva che si era dimenticata qualcosa di essenziale, tuttavia, non volle dire cosa.
I preparativi per la gita alle Gorge (la cosa «essenziale» era la bottiglia di vino).
Dallo zaino in cuoio rosso che teneva sulle spalle, Vera estrasse una bottiglia di vino.
Rivelazione dell'oggetto essenziale.
Vera dal basso guardava il fratello mentre si spogliava.
Osservazione di Bruno che si spoglia alle Gorge.
Vera si aggrappò con le gambe intorno ai fianchi [di Beatrice]. Erano l'una davanti all'altra, e si guardavano negli occhi. Vera fece scorrere le dita bianche sulle tempie di Beatrice e poi continuò ad accarezzarla, tirandole indietro i capelli bagnati.
Le sue azioni in acqua con Beatrice.
Vera smise di tenersi salda all'amica e nuotò verso dove s'infrangeva la cascata.
Movimento dopo la tensione iniziale.
Vera, camminando tra la spuma delle onde, lo seguì. S'aggiustava con la mano il costume. La spallina, forse per via dell'acqua, si era spostata tanto bastava per far intravedere il seno.
L'uscita di Vera dal getto d'acqua.
Ginetta saliva e scendeva le scale portandole bicchieri in cui frizzavano pastiglie, pezzuole e mele cotte con lo zucchero.
Le cure ricevute da Vera quando si ammalò dopo le Gorge.
Beatrice sapeva solo vagamente di cosa si trattava [la scatola rossa] e forse anche Bruno non era mai riuscito a indagare oltre. Sulla scrivania della camera di Vera, vicino ai fogli dei copioni disposti alla rinfusa, si trovava all'angolo sinistro una scatola rivestita di stoffa rossa, con un piccolo lucchetto dorato che ne bloccava la chiusura. La scatola, visibile a chiunque entrasse, eppure così inaccessibile, sembrava attirare un'attenzione strategica; alludeva, e poi negava. In più, Vera ne rimarcava spesso l'importanza che rivestiva per lei, dicendo che racchiudeva i segreti più cupi del suo animo.
Descrizione dell'oggetto simbolico e del suo significato.
Un fremito attraversò il viso di Vera e poi scese, scuotendole il corpo. Prima che riuscisse a portare la mano al viso, Beatrice vide i suoi occhi, ovali e celesti, gonfiarsi di lacrime. Non proruppe in singhiozzi, ma piangeva senza gemiti, in silenzio.
La reazione di Vera alla punizione.
Vera sollevò le palpebre lentamente e, come due fari in un mare in tempesta, puntò le pupille addosso a Bruno, poi, abbassò lo sguardo al pavimento.
Azione successiva al gesto di Bruno.
Il viso di Vera si rilassò, illuminandosi di nuovo.
Ritorno alla serenità dopo la lite.
Quando Vera aveva chiuso a chiave la porta del boudoir, Beatrice era caduta definitivamente nel languore, si era arresa all'idea di abbandonarli.
L'atto finale di chiusura del boudoir nella prima estate.
La voce di Vera, come sempre, si sentiva male, coperta com'era dal chiacchiericcio frenetico delle sue coinquiline, tre attrici della sua stessa Accademia portate per natura, come la stessa Vera, allo sfoggio e alle ostentazioni.
Descrizione della telefonata e delle sue coinquiline.
Vera aprì le braccia e le corse incontro.
L'accoglienza riservata a Beatrice al suo arrivo.
Vera le camminava stretta alla sinistra, Bruno a destra.
La posizione di Vera durante la camminata verso la villa.
Allora in Vera s'accendeva una collera cieca, poiché il fratello la ignorava.
La sua reazione quando Bruno la ignorava suonando il pianoforte.
Vera trascinò Beatrice in una nuova attività, che sembrava estasiarla e alla quale si dedicava per tutto l'arco della mattinata; prendere il sole.
Il suo nuovo interesse per la tintarella.
Quando Vera incominciava a fare una cosa, la faceva sempre con un entusiasmo eccessivo, come se l'avesse brevettata lei di tutto punto, come se fosse stata la prima.
Descrizione del suo «entusiasmo eccessivo».
...esistevano due categorie di persone; quelle che inventano miti e quelle che decidono di credere ai miti degli altri. Vera apparteneva alla prima categoria.
La sua natura di «creatrice di miti».
Aveva un'idea molto elastica della verità e, per formulare le sue opinioni, non si basava solo sulla sua esperienza ma anche su quello che vedeva a teatro, leggeva sui libri o immaginava di avere vissuto. Valeva tutto; a sentirla parlare, a vederla agire, si varcava la porta di un mondo misterioso in cui la realtà veniva innalzata a messinscena.
La sua concezione della realtà come «messinscena».
Nonostante lavorasse di fantasia, non dava mai l'impressione di essere bugiarda. Se avesse smesso d'inventare, probabilmente non sarebbe stata più onesta. Si comportava con assoluta naturalezza e vi era una spontaneità nel suo modo di agire che l'assolveva da ogni accusa. La sua convinzione era totale.
L'autenticità nella sua recitazione della realtà.
Mentre si metteva il costume da bagno, Vera canticchiava sempre qualche canzone alla moda, con una voce acuta e sottile.
Le sue abitudini mattutine.
Vera aveva il viso arrossato e una fascetta viola che teneva i ciuffi più corti dei capelli all'indietro, evitando che le finissero negli occhi. Muoveva irrequieta la gamba, facendo tremare le posate e i piatti vuoti.
Il suo aspetto e nervosismo durante il pranzo.
Per tutto il resto del pranzo, Beatrice tentò di condurre la conversazione su altri argomenti, cercando di ristabilire un clima allegro. [...] Bruno e Vera non perdevano occasione per discutere, le loro opinioni, una volta così affini, sembravano essersi direzionate, a partire da un punto unico, lungo traiettorie opposte.
La crescente tensione e i battibecchi tra i fratelli.
Vera era convinta di aver lasciato la chiave sul piano di marmo all'ingresso della Villa, ma, quando erano arrivati, non l'avevano trovata. Era sparita.
La perdita della chiave del boudoir nella seconda estate.
Vera lavorava all'allestimento dell'Ippolito, spettacolo che la compagnia, sponsorizzata dall'Accademia di Venezia, avrebbe mandato in scena nel maestoso teatro della Fenice durante la stagione autunnale. [...] s'era assicurata il ruolo femminile principale; avrebbe interpretato Fedra, la luminosa figlia di Pasifae e Minosse...
La sua ambizione teatrale e il ruolo in Ippolito.
Bruno non si scusò per averla fatta aspettare: ci pensò Vera, che lo precedette.
Indizio di come lei gestisca i rapporti sociali al posto del fratello.
Beatrice li percepiva accordati come un unico strumento; terminavano l'uno le frasi dell'altra e condividevano la medesima visione della vita.
Percezione della complicità tra i due fratelli.
Prima di rinnovare l'invito, Bruno guardò Vera di sottecchi. Lei rispose con un cenno della mano, come a dire «avanti, continua».
Descrizione delle loro intese non verbali.
Bruno diede il via a un applauso dopo la recitazione di Vera.
Reazione del fratello alla sua performance.
Quando non era in piena salute, Vera preferiva restare sola e non farsi vedere da nessuno.
Spiegazione di Bruno sulla sua riservatezza.
Beatrice notava che bastava poco perché le discussioni tra Vera e Bruno degenerassero: entrambi spingevano le proprie argomentazioni finché non entravano in conflitto.
Osservazione sul clima teso tra i fratelli.
Nonostante le promesse, il fabbro non fu mai chiamato e i ragazzi si abituarono a fare a meno del boudoir.
Epilogo della vicenda della chiave smarrita.

III. Dialoghi di Altri Personaggi Riferiti a Vera

Estratto
Contesto
«Si, certo. Le Gorge. Magnifiche. Intendi andare coi fratelli Laurenti?» «Si, sempre che loro accettino. Non vogliono mai uscire dalla casa.» «E' perché quella gente ha paura di tutto. Anche da ragazzini, stavano sempre insieme, chiusi in stanza a bisbigliare. E i genitori non dicevano mai nulla; sotto, sotto avevano paura, esattamente come loro.»
Dialogo tra Beatrice e la Zia Laura, in cui Vera è inclusa nel giudizio della Zia.
«Belle e matte!» rispose lui...
Risposta di Bruno a Vera mentre sono in acqua.
«Vera pretende che tutti vivano in funzione sua, crede che la vita sia uno spettacolo, di cui lei è, al tempo stesso, prima attrice e regista. Standole vicino, hai sempre l'impressione di non decidere su nulla.»
Bruno esprime le sue frustrazioni sulla natura controllante di Vera.
«Quando le ho detto che non l'avrei seguita a Venezia, n'è rimasta stravolta. Per i primi mesi, non si è fatta viva. Poi un giorno mi ha telefonato dicendomi che capiva. Cosa? Precisamente non lo so. Forse che l'avevo fatto egoisticamente, solo per me. Ma non è così.»
Bruno racconta a Beatrice della separazione da Vera e del suo trasferimento a Ginevra.
«Lei forse più di me. Le persone che mettono gli altri in una condizione di dipendenza, sono quelle più fragili. Ovviamente non dico che io mi sia mai opposto.. ma sapevo che non era, quello, un modo sano di viversi la vita.»
Riflessione di Bruno sulla fragilità di Vera e sul loro rapporto di dipendenza.
«Vai di sopra, prendi la scatola rossa e fai vedere a me e a Beatrice cosa ci tieni dentro.»
La punizione che Bruno impone a Vera dopo aver vinto la partita a dama.
«Lo devi fare perché così vuole il gioco. Lo stesso gioco di cui tu hai formulato le regole, regole che ti sei impegnata con tanta ferocia a farci rispettare.»
Bruno calma Vera ribadendo le regole da lei stabilite.
«Non posso!» ripose lei, alzando il tono della voce.
Vera in posizione difensiva rifiuta ancora.
«Devi.» le ordinò Bruno.
Ordine di Bruno.
«Rimanti adunque; ed io così m'invio a procacciar sepolcro al mio fratello.»
Bruno, con calma fiera, cita l'Antigone chinandosi su Vera e scostandole la mano dagli occhi.
«Or non ti spaventar, pensa a te sola.»
Bruno rassicura la sorella accarezzandole la fronte.
«Lo so.»
Risposta di Bruno al commento di Vera sull'Antigone.
«Hai sentito? - diceva – è impazzito». Beatrice cercava di consolare Vera perché secondo lei Bruno aveva semplicemente a cuore quello che faceva. «Deve esercitarsi per gli esami di Settembre.» le rispondeva, e Vera, muovendo i piedi sotto il lenzuolo, si copriva le orecchie con il cuscino.
Dialogo in cui Beatrice difende Bruno dalle lamentele di Vera.
«No!» si era limitato a urlare lui, sporgendosi dalla finestra quanto bastava da afferrare le imposte e chiudere le ante.
Rifiuto di Bruno alla richiesta di Vera di prendere il sole.
«Non ho tempo, Vera, semplicemente. Non ho tempo di giocare tutto il giorno con te. Si può sapere perché devi ossessionarmi con questa storia?»
Lo sfogo di Bruno al tavolo, lanciato dopo aver posato di scatto la forchetta.

I keep my visions to myself

favicon

Tengo le mie visioni per me