
bruno laurenti
da LA RINUNCIA
🧍♀️ Identità
Bruno è il fratello di Vera, un giovane elegante di famiglia benestante (i Laurenti), caratterizzato da una somiglianza "incredibile" con la sorella, distinguendosi per i suoi tratti mascolini più segnati (mascella affilata, spalle larghe). La sua presenza è misurata e metodica, riflettendo una natura che tende a procedere lentamente, "anche a costo di tardare", e a scegliere gli abiti in modo "ragionato, premeditato in ogni suo dettaglio".
💭 Carattere
Rispettoso dei ritmi: Parla "misurato, solo quando era il tempo a concederglielo, rispettando le dovute attese".
Controllato ma connivente: Sotto l'atteggiamento "distaccato e superiore", nasconde una "debolezza, simile a quella dell'amore" verso Vera, assecondando il suo controllo e il suo desiderio di dipendenza.
Musicale e concentrato: Si sveglia all'alba per suonare il pianoforte, una necessità vitale per lui, poiché se non suona "diventa un altro".
Agitato da tensioni: Verso la seconda estate manifesta un "bisogno smodato di sfogare una tensione" attraverso battibecchi con Vera, arrivando a uno sfogo rabbioso in cui rifiuta di "giocare tutto il giorno" con lei.
🎭 Ruolo
Bruno rappresenta il conflitto tra l'unità simbiotica e l'emancipazione necessaria. Inizialmente appare come il "doppio" di Vera, con cui è "accordato come un unico strumento", ma è il personaggio che, attraverso la sua decisione di trasferirsi a Ginevra e il successivo tentativo di rompere la dipendenza di Vera (la punizione della scatola rossa), introduce il tema del distacco e della maturazione individuale.
📖 Estratti
I. Discorsi Diretti di Bruno Laurenti
Estratto
Contesto
«Noi giochiamo a tennis solo quando ci sono i nostri genitori, se no non ci giochiamo. In realtà lo facciamo per accontentarli ma ci annoia.»
Risposta a Beatrice riguardo al tennis, prima di salire al piano superiore.
«Un boudoir è la stanza privata di una signora. In questo caso di una nostra lontana trisavola che, nel settecento, lo usava per truccarsi e, forse, per venire a nascondersi quando voleva restare sola. Il termine deriva da bouder, un verbo che in francese significa mettere il broncio.»
Spiegazione del significato del boudoir a Beatrice.
«Durante il pomeriggio nel boudoir s'erano decisi a tenere quel ritmo; un giorno per le rogne, un giorno per i sogni.»
Spiegazione della loro routine pomeridiana.
«Agamennone…»
Mormorio dopo aver applaudito Vera e aver concluso la prova di recitazione.
«Non intendo… ché irretito io sono fra vaticinî cui… l'enigma m'accieca.»
Battuta di Bruno durante la prova di Agamennone.
«Così t'aggrada?»
Domanda secca rivolta a Vera dopo essersi spogliato alle Gorge.
«Belle e matte!»
Risposta a Vera che lo invitava ad ammirare la loro bellezza in acqua.
«Non capisco. Pensavo fosse stata una scelta patita.»
Domanda a Beatrice riguardo al suo trasferimento a Ginevra.
«Certamente, ma necessaria. Vera pretende che tutti vivano in funzione sua, crede che la vita sia uno spettacolo, di cui lei è, al tempo stesso, prima attrice e regista. Standole vicino, hai sempre l'impressione di non decidere su nulla.»
Rivelazione a Beatrice sui motivi del suo trasferimento e sulla personalità di Vera.
«A tratti. Quando le ho detto che non l'avrei seguita a Venezia, n'è rimasta stravolta. Per i primi mesi, non si è fatta viva. Poi un giorno mi ha telefonato dicendomi che capiva. Cosa? Precisamente non lo so. Forse che l'avevo fatto egoisticamente, solo per me. Ma non è così.»
Spiegazione della reazione di Vera alla sua decisione di non seguirla.
«Lei forse più di me. Le persone che mettono gli altri in una condizione di dipendenza, sono quelle più fragili. Ovviamente non dico che io mi sia mai opposto.. ma sapevo che non era, quello, un modo sano di viversi la vita.»
Riflessione sulla fragilità di Vera e la sua connivenza nella loro dinamica.
«Ancora adesso a tratti me lo scordo.»
Ammissione personale riguardo alla difficoltà di liberarsi dalla dinamica con Vera.
«Vai di sopra, prendi la scatola rossa e fai vedere a me e a Beatrice cosa ci tieni dentro.»
La punizione imposta a Vera dopo aver vinto la partita a dama.
«Lo devi fare perché così vuole il gioco. Lo stesso gioco di cui tu hai formulato le regole, regole che ti sei impegnata con tanta ferocia a farci rispettare.»
Mantenimento della calma e spiegazione della giustezza della punizione.
«Devi.»
Ordine secco rivolto a Vera.
«Rimanti adunque; ed io così m'invio a procacciar sepolcro al mio fratello.»
Citazione drammatica (Antigone), pronunciata chinandosi sulla sorella come atto di rinuncia.
«Or non ti spaventar, pensa a te sola.»
Gesto affettuoso e parole rassicuranti rivolte a Vera.
«Lo so.»
Risposta a Vera che gli dice che adora la scena di Antigone.
«No!»
Urlo di rifiuto dalla finestra alla richiesta di Vera di prendere il sole.
«Non ho tempo, Vera, semplicemente. Non ho tempo di giocare tutto il giorno con te. Si può sapere perché devi ossessionarmi con questa storia?»
Sfogo di Bruno al tavolo del pranzo in reazione all'insistenza di Vera sulla tintarella.
II. Descrizione di Bruno da Parte del Narratore
Estratto
Contesto
Quando scese le scale, non si sentirono scricchiolii, né tonfi. Quando arrivò agli ultimi gradini, probabilmente non saltò perché non si sentirono rumori. Fece il suo ingresso nel salone lentamente e, da come si muoveva piano, si poteva immaginare che tenesse sempre lo stesso ritmo, anche a costo di tardare.
La sua presentazione e il suo modo di muoversi metodico.
Si presentò a Beatrice. Le disse che il suo nome era Bruno. Non si scusò per averla fatta aspettare...
La sua presentazione formale.
Bruno, invece, dava l'impressione di non inseguire nessuno e parlava, misurato, solo quando era il tempo a concederglielo, rispettando le dovute attese.
Contrasto con Vera e il suo approccio al tempo.
Per il resto, la loro somiglianza era incredibile. Gli occhi di Vera, che Beatrice aveva creduto unici, erano uguali a quelli di Bruno. La carnagione troppo bianca faceva contrasto con i capelli neri, troppo scuri.
Descrizione della somiglianza fisica con Vera.
Le uniche varianti consistevano in quelle di genere; i tratti dolci del viso di Vera, s'indurivano in quello di Bruno. La mascella era più segnata, il naso più affilato, l'ossatura magra ma robusta, le spalle larghe.
I tratti distintivi mascolini di Bruno.
La scelta degli abiti di Bruno sembrava ragionata, premeditata in ogni suo dettaglio.
Descrizione del suo stile accurato.
...mentre teneva in mano l'attizzatoio e muoveva la cenere rimasta nel camino.
Azione durante il dialogo.
Bruno sulla sedia di fronte alla specchiera polverosa, Vera e Beatrice sul tappeto.
La sua posizione nel boudoir.
A quel punto, quando la musica arriva fino alle orecchie delle due ragazze, Vera si svegliava e andava a bussare alla porta chiusa della stanza di Bruno. L'intimava a smettere. Batteva, batteva, e Bruno la lasciava fare.
La sua reazione alle lamentele di Vera sulla musica.
Bruno scendeva a colazione quando le due amiche aveva già finito di bere il caffè e, con i polpastrelli arrossati, picchiattava sul tavolo a ritmo di musica.
Le sue abitudini mattutine dopo aver suonato il pianoforte.
Bruno non si univa mai a loro, finita la colazione, tornava nella sua stanza al primo piano e continuava a suonare.
Il suo disinteresse per l'attività di prendere il sole.
Bruno in risposta, sbuffò.
Reazione verbale non dialogica alla provocazione di Vera.
Bruno e Vera non perdevano occasione per discutere, le loro opinioni, una volta così affini, sembravano essersi direzionate, a partire da un punto unico, lungo traiettorie opposte.
La crescente tensione tra i fratelli.
Bruno, quando si era accorto della disgrazia, era sembrato scosso e aveva promesso che presto avrebbe chiamato un fabbro per risolvere l'inconveniente. Tuttavia, il fabbro non venne mai chiamato...
La sua reazione alla perdita della chiave del boudoir e la successiva inerzia.
...Vera appoggiò la testa sul grembo di Beatrice e allungò le gambe fino a toccare con i piedi nudi le cosce di Bruno.
La loro posizione sul divano durante la conversazione sul teatro.
Bruno sedeva in poltrona con le gambe accavallate.
La sua posizione durante la prova di recitazione di Vera.
Bruno preparava lo zaino con l'aiuto di Ginetta, infilando al suo interno anche oggetti esagerati per una passeggiata; una torcia, delle corde e provviste di cibo che sarebbero bastate per tre giorni di cammino.
I preparativi esagerati per la gita alle Gorge.
Bruno porgeva il braccio a Vera quando doveva evitare qualche buca.
Il suo gesto premuroso durante la camminata in montagna.
Lui rimase fermo, in mutande, per qualche secondo.
L'azione di spogliarsi alle Gorge dopo la provocazione di Vera.
Allora Bruno, emettendo un suono rauco per intimorirle, come quello d'un mostro degli abissi, prese a nuotare anche lui verso la cascata.
Le sue azioni in acqua alle Gorge.
Solo dopo qualche minuto, Bruno uscì da quel separé bianco e lucente.
La sua emersione dal getto d'acqua della cascata.
Senza Vera, Bruno appariva diverso. [...] Era rilassato e parlava con una leggerezza nuova.
Il suo comportamento quando era solo con Beatrice.
Bruno s'alzò di scatto come per trattenersi dal dire altro e s'appoggiò al vano della finestra.
La sua reazione dopo aver confessato la propria colpa nel rapporto con la sorella.
Aveva la sensazione d'aver preso quel treno per scappare da qualcosa. Vicino a lei stava seduto Bruno che piangeva sommessamente coprendosi il volto con le braccia.
Il sogno di Beatrice su Bruno.
Bruno iniziava a baciarla, prima timidamente, poi con forza. Nell'oscurità s'abbracciavano e si scambiavano carezze.
Il sogno di Beatrice.
La giacca di Bruno s'era sbottonata e, sotto, all'altezza del cuore, s'apriva una ferita che aveva tutta l'aria d'essere mortale.
Il sogno di Beatrice sulla ferita di Bruno.
Ora, invece, davanti alla damiera madreperlata, sedevano Bruno e Vera, intenti a finire la partita. Si poteva già intuire il seguito poiché, da come stavano le cose quel giorno, per Vera non c'erano speranze. Bruno avanzava deciso, bloccando ogni sua mossa.
Descrizione della partita a dama.
Sul suo volto teso erano ancora visibili i segni della precedente umiliazione. Era preda di quella sete di vendetta propizia al più crudele tipo di lucidità e perfidia.
La sua motivazione nel gioco della punizione.
Quando la mano di Bruno confinò l'ultima pedina di Vera sul tavolo di legno, un sorriso stregonesco gli apparì sul volto.
La sua vittoria nel gioco.
Bruno molte volte s'era mangiato le mani...
Il suo desiderio passato di aprire la scatola rossa.
Da Bruno emanava un'aggressività che generava dal desiderio di prevalsa, dalla rabbia e dall'offesa trattenute.
La sua aggressività durante l'imposizione della punizione.
Con una calma fiera, tetra, che sconvolse Beatrice, mosse la testa in segno di diniego. Poi, si chinò sulla sorella...
Il suo atto di rinuncia, permettendo a Vera di non mostrare la scatola.
Le dita di Bruno, lunghe e affusolate, da pianista, correvano sopra la fronte bagnata della sorella.
Gesto affettuoso dopo la tensione.
Bruno avvolse in un abbraccio sia Vera che Beatrice. L'incantesimo del male s'era spezzato.
L'abbraccio finale.
Bruno la strinse forte, con le sue braccia magre, vigorose e decise.
Il saluto di Bruno a Beatrice alla fine della prima estate.
Da come la guardava si sarebbe detto si sforzasse d'apparire sereno e fiducioso.
La sua espressione nel momento del saluto.
Bruno le prese la valigia.
Azione all'arrivo di Beatrice la seconda estate.
Bruno era il primo a svegliarsi, solo quando Beatrice usciva dalle fasi più pesanti del sonno, cominciava a sentire la musica. Bruno si svegliava all'alba per suonare.
La sua abitudine di svegliarsi presto e suonare il pianoforte.
Bruno lasciò cadere la forchetta con cui giocherellava. Puntò i pugni sul tavolo. La sua espressione, da annoiata, si tramutò in altro.
Reazione fisica allo scontro con Vera sul prendere il sole.
Forzavano ciascuno le proprie argomentazioni finché non entravano in conflitto. Leggeva, dietro a questo nuovo atteggiamento, il bisogno smodato di sfogare una tensione...
Analisi di Beatrice sui motivi dei battibecchi tra Bruno e Vera.
III. Dialoghi di Altri Personaggi Riferiti a Bruno
Estratto
Contesto
«Mi ricordo ancora quando venivo da voi a dare lezioni di latino a Bruno.»
Zia Laura, parlando dei vecchi tempi.
«Com'erano indisciplinati quando ancora facevano il liceo! Non so come riuscisse a mantenere l'ordine. Adesso non sono poi così diversi, ma almeno hanno modo di studiare solo quello che vogliono.»
Il Signor Laurenti, riferendosi a Bruno e Vera.
«Vada a trovarli, oggi pomeriggio magari, quando noi saremo partiti. La prego. Lei gioca a tennis?»
Il Signor Laurenti, che invita Beatrice a casa per vedere i ragazzi (incluso Bruno).
«Mio fratello, poi, dice che la prima impressione è tutto, per prepararsi quando deve conoscere qualcuno ci mette almeno un'ora intera.»
Vera, descrivendo l'attenzione di Bruno per l'apparenza.
«Non si scusò per averla fatta aspettare, ci pensò Vera, che lo precedette.»
Il narratore sottolinea la mancanza di scuse di Bruno, ma l'intervento di Vera.
«Per Bruno, vale la stessa cosa, se non suona il suo pianoforte diventa un altro.»
Vera, sulla sua necessità vitale di suonare il pianoforte.
«Bruno parlava di Vera e Vera di Bruno come se i loro ruoli fossero del tutto intercambiabili, i confini che li dividevano sottili ed evanescenti.»
Il narratore/Beatrice, sulla loro unità.
«Ricordava che Bruno, prima di rinnovare l'invito, aveva guardato Vera di sottecchi. In quel momento, breve e denso, si erano intesi in una maniera particolare, simile a quella dei gatti...»
Beatrice, sulla comunicazione non verbale tra i due.
«In quella di Bruno c'era un pianoforte verticale, appoggiato alla parete crema, che lui suonava senza sosta. [...] A fine melodia, porgeva a Bruno il copione che doveva mandare a mente. Provavano insieme i dialoghi delle tragedie.»
Il narratore, sulle sue abitudini di studio e musica.
«Bruno sedeva in poltrona con le gambe accavallate.»
Il narratore, sulla sua posizione durante la lettura di Agamennone.
«Entrambi guardarono Beatrice. Bruno diede il via a un applauso.»
Azione di Bruno dopo la recitazione di Vera.
«Bruno porgeva il braccio a Vera quando doveva evitare qualche buca.»
Il narratore, sulla sua premura verso Vera.
«Adesso giochiamo che Bruno è Dioniso.»
Vera, proponendo il gioco alle Gorge.
«Ne rimase delusa. Pensava che si sarebbe opposto a quell'idea, ma ebbe per la prima volta la conferma del controllo che Vera esercitava su di lui...»
Beatrice sul controllo di Vera su Bruno alle Gorge.
«Bruno! Guarda come siamo belle.»
Vera, invitandolo ad ammirare lei e Beatrice.
«Ginetta saliva e scendeva le scale portandole bicchieri in cui frizzavano pastiglie, pezzuole e mele cotte con lo zucchero. La porta della sua camera era chiusa. Bruno disse che la sorella, quando non era in piena salute, preferiva stare sola e non farsi vedere da nessuno.»
Ginetta (azione) e Bruno (spiegazione), sul perché Vera non era in salute.
«Deve esercitarsi per gli esami di Settembre.»
Beatrice, che giustifica la musica di Bruno a Vera.
«Si ostina a suonare come un mulo. – si girava sul fianco e guardava per terra – Odio quel pianoforte.»
Vera, lamentandosi della musica di Bruno.
«Bruno non si univa mai a loro...»
Il narratore, sulla sua assenza durante il prendere il sole.
«Per una volta Bruno, vieni!»
Vera, invitandolo dalla finestra.
«No!» si era limitato a urlare lui, sporgendosi dalla finestra quanto bastava da afferrare le imposte e chiudere le ante.
L'azione di rifiuto di Bruno, descritta dal narratore.
«Sei poco saggio a non prendere mai il sole. Fa male, sai?»
Vera, provocandolo sulla sua avversione al sole.
«Sai che la vitamina D stimola il rilascio di dopamina?»
Vera, utilizzando un'informazione scientifica contro di lui.
«Lo so.»
Risposta di Bruno a Vera che commenta l'Antigone.
«Tuttavia, il fabbro non venne mai chiamato e i ragazzi si abituarono a fare a meno del boudoir...»
Il narratore, che commenta la mancanza di volontà di Bruno nel riparare la porta.