Ho la tua voce nel letto
mi muovo a ritroso, torno indietro
apro gli occhi
ho cercato le colombe sognate
e la tua spalla
tutta la notte.
Emergiamo dal buio,
aderiscono i corpi
non riconoscerei un sole reale
mancante di te
siamo scovati da fioretti di luce;
ma nel risveglio,
il cuore è ingombrante
e mi distilla nel cuore
una scia di visioni.
Mi giro, ti sento,
lo sento che preme
il mio sguardo rivolto
allo sgorgare di luce
assunta la stessa consistenza
di bollente metallo;
sono l'acqua che serve il tuo fiume
perché ho bisogno di salvarci entrambi
sono l'albero unico dei tuoi frutti,
se me lo permettessi
direi il nome del segreto
alla miseria delle mie ginocchia
e al fuoco violato della tua passione;
ma mi tieni con l'anima stretta
da quella tristezza
che tu mi conosci amica,
vive qualcosa nel nostro legarci
che ha radici lontane
ombre bambine, immagini sacre;
fuori il perverso sentiero,
sopra di te sono bianca
lo specchio riposa,
la tua mano cerca il desiderio,
ancora s'anima
nella veglia prende coscienza
ed inizia così la mia fedeltà,
il sacrificio, l'estrema espiazione.
Lo sai,
ho la mente di una folle nebbia
ti ho narrato leggende
successivamente divenute reali
ho manipolato, è vero amore,
le traiettorie nei tuoi occhi
con la fantasia al nostro fianco
permeante nelle cose tutte.
Nel labirinto delle parole
abbiamo confuso i confini
ho confuso stregato i cuori,
confondo ancora.
Ho l'idea del miele,
che rimane in cucina,
del tuo mangiarmi per prima
in eguali porzioni
con stessi appetiti
non ambendo e senza limiti.
Uguale ad una barca di fiori e lenzuola,
ho l'idea di te come se fossi qui,
qui dove la forza
tenebra in ritiro,
giornata esitante in attesa degli amanti
dolce ogni cosa, dolce il niente.
Domenica
la mattina immemore,
lungo volersi,
primo incontro tra mille primi incontri.