Lea ViolettaLea Violetta
AurobimbaPersonaggiRaccontiPoesiePensieriTraduzioniRomanzi
luchino moretti
👤

luchino moretti

da ROSSO VENEZIANO

🧍‍♀️ Identità

Luchino Moretti è il fratello maggiore di Iole, proveniente da Roma, che gode di una salute di ferro nonostante le lunghe malinconie. Fin dall'inizio appare come un uomo d'azione, entusiasta e impulsivo, con una natura anfibia, aerea e acquatica, che lo porta a ignorare le scomodità fisiche e a non preoccuparsi della terra.

💭 Carattere

Agisce per visione e impulso: È capace di una "visione repentina" che lo porta ad acquistare la Ca' d'Ambra "a scatola chiusa", paragonando l'acquisto all'innamoramento e alla necessità di "averla".
Abitudini di lavoro notturne: Ha problemi a dormire la notte e usa quelle ore per disegnare progetti della Ca' d'Ambra, rivelando una capacità di visualizzazione eccezionale.
Guida e Protettore: Tende a guidare la sorella Iole, che si affatica facilmente, assumendo un ruolo protettivo (ad esempio parandosi davanti a lei al bacaro o soccorrendola dalle vertigini).
Estremamente entusiasta e ossessionato: Quando inizia un progetto, si dedica con trasporto e precisione impareggiabili, ma il suo entusiasmo eccessivo lo porta a perdere il senso del tempo e a dimenticare questioni cruciali, come l'arrivo della madre.

🎭 Ruolo

Luchino incarna la ricerca di un nuovo mondo libero e la forza creativa contro l'inerzia del passato; il suo gesto di comprare la Ca' d'Ambra a scatola chiusa funge da impulso narrativo che spinge Iole e lui fuori dalle costrizioni familiari, rappresentando il tema del coraggio e del rischio folle necessario per la realizzazione di sé.

📖 Estratti

I. Discorsi Diretti di Luchino Moretti

Estratto
Contesto
«Dobbiamo perderci, mia cara sorella. Sono sicuro sia per questo che Venezia è stata costruita. Troveremo quello che cerchiamo senza nemmeno accorgercene.»
Uscendo dall'Hotel Danieli, suggerisce a Iole come esplorare Venezia.
«Di Roma.»
Risposta al gondoliere che chiede la provenienza sua e di Iole.
«Rallenti. Rallenti, per favore. Cos'è quello? Qual è il nome di quel palazzo?»
Indica la Ca' d'Ambra al gondoliere.
«La Ca' d'Ambra…»
Ripete il nome del palazzo come in trance.
«Si avvicini, vorrei vederla meglio. Perché mai è ridotta in quelle condizioni?»
Chiede al gondoliere spiegazioni sulle condizioni del palazzo.
«Abbandonata. Quindi presumo in vendita?»
Domanda al gondoliere sulla vendita.
«Si avvicini, ho detto.»
Ordine perentorio dato al gondoliere per avvicinarsi alla Ca' d'Ambra.
«Iole, hai mai visto una tale meraviglia?»
Rivolto a Iole, esprimendo la sua fascinazione immediata per il palazzo.
«Non è necessario. Vada pure.»
Risposta al gondoliere che si offre di aspettarli, offrendogli un'altra moneta.
«Metto alla prova la sincerità delle parole del gondoliere, cara sorella. Si è mai vista una casa abbandonata la cui porta non sia socchiusa, se non del tutto aperta? Le serrature cedono nel tempo e, ragione vuole, se i proprietari sono andati altrove di certo non si sono preoccupati di mettere la casa in sicurezza.»
Spiegazione del suo tentativo di forzare la maniglia della porta laterale.
«Ma non diciamo sciocchezze! Una famiglia che rimane a vivere in un rudere del genere? Non siamo mica in un racconto di fantasmi. Anche se …»
Risponde a Iole sul sospetto che la casa sia abitata.
«C'è qualcosa che mi intriga in questa storia. E poi non sarebbe una di quelle cose che nostra madre non farebbe mai?»
Rivela a Iole il suo piacere nell'agire contro le abitudini materne.
«Due caffè.»
Ordine dato alla cameriera del bacaro.
«Siamo arrivati a Venezia ieri, e già vorremmo stare qui per sempre.»
Tentativo di rompere il ghiaccio con le cameriere del bacaro.
«Intendo dire; sapete forse chi lo abita?»
Domanda più specifica alle cameriere sulla Ca' d'Ambra.
«L'unica cosa che volevo sapere da lei,»
Si rivolge al vecchio ubriacone per proteggere Iole.
«era se … fosse abitata o no.»
La sua domanda cruciale.
«A proposito di cosa precisamente: criminali, spese o virtù morali?»
Risposta ironica a Iole che gli ricorda i consigli della madre.
«Per la sua preziosa informazione, tutto quello che vuole – nei limiti del possibile – cara.»
Offre denaro alla cameriera del bacaro in cambio di informazioni.
«Ma prima mi dica, prego, ciò che sa.»
Chiede l'informazione prima di dare il denaro.
«Eccome.»
Risponde positivamente alla cameriera che offre il contatto di un avvocato.
«Metta in tasca, si sbrighi.»
Ordina a Iole di riporre il biglietto.
«È molto stupida, la storia del pesce, ma anche efficace, perché dal momento in cui tieni a mente testa e coda, di tanto non puoi sbagliare.»
Spiegazione a Iole della cartina di Venezia.
«Vedi qui?»
Indica un punto sulla mappa a Iole.
«Aspettiamo.»
Risposta a Iole su come comportarsi davanti alle tre porte dell'andito.
«Ci scusi per il disturbo, Avvocato, siamo venuti senza appuntamento, lei di sicuro non ci aspettava.»
Saluta l'Avvocato Carraro.
«Sono il Signor Moretti, di Roma. Lei, invece, è Iole, mia sorella.»
Presenta sé stesso e Iole all'Avvocato.
«Senta, stamattina io e mia sorella eravamo in gondola, e mentre ci godevamo il giro sul Canal Grande, ad un certo punto, proprio qui vicino, siamo rimasti stregati alla vista di un certo palazzo, il Palazzo della Ca' d'Ambra. Ecco, da voi vorremmo quindi sapere se il palazzo è in vendita. Vorrei acquistarlo.»
Rivela all'Avvocato il suo desiderio di acquistare il palazzo.
«Vorrei capire se è abbandonata, come alcuni dicono, oppure no, per poi mettermi eventualmente in contatto con i proprietari, fosse una famiglia, o una società, non mi interessa.»
Spiega la sua intenzione di acquisto.
«Allora, ha capito quello che le ho detto?»
Spazientito, sollecita l'Avvocato Carraro.
«Non mi sembra necessario, ora che siamo qui.»
Reazione decisa alla proposta di Iole di rimandare l'incontro.
«Capisco, Signor Carraro e si dà il caso, effettivamente, che io abbia molto tempo da perdere.»
Accettazione implicita dei tempi lunghi e del costo.
«Senz'altro.»
Risponde all'Avvocato che chiede una percentuale per l'aiuto.
«Bastano?»
Chiede all'Avvocato se l'importo sull'assegno è sufficiente.
«Che ho molto tempo da perdere.»
Finisce la frase iniziata dall'Avvocato sul notaio di Vienna.
«Aspetteremo finché non arriva?»
Chiede a Iole se devono aspettare l'Architetto.
«La pazienza è la virtù dei forti … e poi, che altro potremo fare? Ha lui le chiavi.»
Risponde a Iole, posando il giornale.
«Sai, ti confesso un segreto. prima, mentre facevi conoscenza con Marisa, e nessuno mi guardava, ho provato a valicare il ponte. Ho fatto un passo, poi un altro, e mentre camminavo a tentoni non ci vedevo niente – perché non ci sono finestre – e quando avevo già fatto un po' di metri, ho urtato contro una porta.»
Descrive la sua intrusione nel ponte.
«Certo che ne hai di fantasia. E poi questa storia dell'acqua, un giorno dovrai spiegarla per bene.»
Risponde a Iole.
«Eccolo, è arrivato … Marisa, vada ad aprire per favore. Abbiamo un ospite.»
Annuncia l'arrivo dell'Architetto Polo.
«Ed è con grande piacere Iole che ti presento il Signor Polo.»
Presenta l'Architetto a Iole.
«Un sigaro?»
Offre un sigaro a Polo.
«La Ca' d'Ambra! Pensi che l'ho acquistata a scatola chiusa, così, senza neanche vederne l'interno, non avrei mai creduto … Anche se alcuni mi definiscono una persona impulsiva, non avrei mai pensato che avrei fatto un acquisto così importante, e così azzardato. Ma, non so se sia mai successo anche a lei, quando l'ho vista ho avuto come una premonizione.»
Racconta a Polo come ha acquistato il palazzo.
«Come quando si vede una ragazza la prima volta e non è come le altre, non la si valuta razionalmente, non ci si aspetta nessuno sguardo civettuolo prima di parlare, nessuna conferma… Si pensa solo: è diversa, lo so, diversa da tutte le altre e devo averla.»
Paragona l'acquisto del palazzo all'innamoramento.
«È incredibile.»
Esclamazione di stupore entrando nella corte.
«Iole!» «Iole, stai bene?»
Si preoccupa per Iole che accusa una vertigine sul Canal Grande.
«Cos'è successo secondo lei?» «Un attacco? Uno svenimento? Oppure un malore?»
Chiede a Polo la diagnosi per il malore di Iole.
«Che sollievo, cara sorella. Stai già tornando colorita!»
Commenta il miglioramento di Iole.
«Che scena!»
Esclamazione davanti ai resti della scala esterna.
«Da questo inizieremo! Ricomporremo la scala come era un tempo, usando i pezzi originali. Che ne pensa, architetto?»
Propone il suo primo progetto di restauro (la scala).
«Se poi a questo puzzle mancherà qualche pezzo provvederemo a trovarne di nuovi. Ci serve solo l'essenziale, il decoro, per dare l'impressione dell'originale.»
Spiega la sua visione del restauro a Polo.
«Forse, anzi sicuramente, è perché sono troppo entusiasta per pensare a queste cose! Alla fine cose di poco conto … Iole guarda un po' laggiù!»
Spiega il motivo per cui sta perdendo il senso del tempo.
«Anche se in realtà facevano solo tombe!» «Quando sono entrato nel loro laboratorio, uno stanzone gigantesco che affaccia sulle zattere, c'erano lapidi e croci accatastate da tutte le parti. Quasi mi vergognavo, a chiedere aiuto per una scala. E così giravo tra tutte le lapidi, scegliendo proprio da quelle il campione di marmo più adatto. Il proprietario, che intanto aveva preso a seguirmi, era abbastanza sul chi va là, soprattutto quando non mi sono trattenuto e gli ho detto del palazzo, delle mie idee, di tutto quanto insomma! Lui annuiva e guardava la moglie. Avrò parlato sicuramente troppo, come mio solito, ma comunque era davvero una strana coppia … anche se a forza di stare in quel cimitero senza nomi, come biasimarli?»
Racconta a Iole e Polo l'incontro con gli artigiani del marmo.
«La mamma!»
Esclamazione violenta dopo che Iole ha accennato alla madre.
«Come ho fatto a dimenticarmene? Eppure ero così certo, così certo di avertelo detto.»
Reazione quando Iole accenna alla lettera.
«Questo terribile mal di testa che mi prende sempre a quest'ora …»
Luchino usa il mal di testa come scusa.
«Che giorno è?»
Chiede il giorno a Iole e Polo.
«Sabato! Iole … mi dispiace.»
Reazione, accasciandosi, quando Polo gli dice che è Sabato.
«Sarà colpa del mio entusiasmo per questo posto, o di questi mal di testa. Ma - non saprei neanche quando, credo ieri o ieri l'altro - la mamma ha risposto all'ultima lettera. Vuole venire qui. Anzi, si è già organizzata.»
Rivelazione dell'arrivo imminente della madre.
«Ma quanta roba si è portata? Neanche fosse arrivata qui per morirci.»
Sussurra a Iole in stazione, vedendo la madre.
«Mamma, preferisci prendere una gondola?»
Chiede alla madre, indicando le gondole alla stazione.
«Prendete la calle della Ca' d'Ambra, il Palazzo è subito sulla sinistra.»
Ordina ai facchini di girare.
«Così questo è l'appartamento dove stiamo per il momento.»
Comunica alla madre, con tono quasi rassegnato.
«Figurati se non ci ho pensato! È tutto ancora da sistemare, mamma. Vedi, tu, se posso permettermi, non hai mai avuto grandi capacità di visione. Forse, quella è più cosa da uomini»
Risponde alla madre sull'umidità, ammiccando a Polo.
«perché mi ricordo quello che raccontava sempre papà, quando aveva ereditato dal nonno il terreno in Sicilia … che tu dicevi che era troppo scosceso e che non si sarebbe potuto costruire niente. Invece poi, la casa che aveva progettato era stupenda, non l'avrebbe abbattuta nemmeno un terremoto, e tu, devi ammetterlo, eri rimasta stupita. Ci andavamo sempre. E ti piaceva.»
Ricorda alla madre un episodio passato con il padre.
«Tu sei vivo fuoco.»
Esclamazione di ammirazione rivolta alla facciata della Ca' d'Ambra.
«È un palazzo del quattrocento, mamma.»
Risponde alla madre che chiede se il palazzo non è instabile.
«Avvocato, quale piacere! L'ho pensata molto, da questa estate. Lei è la persona grazie alla quale il sogno si è realizzato.»
Rivolto all'Avvocato Carraro, incontrato al ristorante.
«Io trovo che grazie a lei si stiano facendo passi straordinari. È riuscito a trovare la chiave per aprire porte inaccessibili. Sono un suo grande estimatore.»
Rivolto al Professor Doloso, esprimendo ammirazione.
«Mi dispiace, mamma. Forse, allora, dato il tuo precario stato di salute, sarebbe azzardato andare a vedere il cantiere proprio oggi. Forse, potremmo rimandare a…»
Cerca di convincere la madre a non visitare il cantiere.
«Va bene.» «Va bene. Preparatevi allora. L'architetto ci aspetta di sotto.»
Si arrende alla volontà della madre.
«Luchino … Allora non sei sonnambulo! Sono già qui da un po' ma tu, non so, non mi sentivi, ti ho chiamato ma tu …»
Esclamazione di Iole, alla quale Luchino risponde:
«Cara sorella. Come mai non dormi? È così presto.»
Risposta a Iole dopo essersi destato dallo stato di concentrazione.
«Quello sguardo lo conosco.» «Lo conosco bene. Devi aver avuto un incubo.»
Riconosce lo stato d'animo di Iole.
«Iole, piccola mia … Lo sai, ti ricordi anche tu com'era papà quando lavorava. Se un uomo è davvero concentrato su qualcosa non riesce proprio a pensare ad altro. Va tutto bene, solo non ti ho sentita. Forse pensavi di parlare forte, e invece sussurravi. Non piangere, su. Dimmi, invece, cosa ti è apparso in sogno. Per spaventarti così tanto, doveva essere qualcosa di terribile.»
La rassicura, parlando della sua concentrazione (come il padre).
«Sai, io quand'ero a Roma facevo un sacco di incubi... Forse ho sempre voluto viaggiare solo per scappare da quel sogno. E finalmente qui, con te, a Venezia, è come se fosse avvenuto un miracolo. L'incubo è sparito. Solo che, a sostituirlo, non c'è nient'altro. Le mie notti sono buie. E terminano proprio qui, dove, giusto per oggi - spero, - è terminata anche la tua.»
Confida a Iole la sua passata insonnia e i suoi incubi.
«Lo so.»
Risposta a Iole riguardo alla morte del padre.
«Tra mezz'ora.»
Risposta a Iole sull'orario dell'appuntamento con Polo.
«Che stranezza. Anch'io pensavo a cose simili. Però la storia dei troppi figli la trovo un po' sacrilega. Torniamo a casa?»
Risposta a Iole in stazione, riflettendo sulla vita che passa.
«Quale questione, cara sorella?»
Chiede a Iole riguardo alla vera da pozzo.
«Certo. Potrai occupartene tu personalmente se vorrai.»
Accetta la proposta di Iole sulla vera da pozzo.
«Per me è venuto il momento di pensare al pavimento della corte.»
Annuncia l'inizio di un nuovo progetto di restauro.
«Perché sarebbe dovuto cadere?»
Chiede a Iole dopo che lei sospira per l'operaio sul tetto.
«Sì. Qui,»
Inizia la spiegazione del mosaico a Polo, indicando il disegno.
«Sentire queste parole da lei mi fa essere davvero fiero di me stesso. Effettivamente, quando lavoro, vedo tutti i particolari della casa. Mentre disegno un cornicione, quello mi appare. Se mi concentro, riesco a vedere addirittura le crepe del soffitto. Mi sembra quasi di essere in due posti contemporaneamente; nel mio studio e qui. E anche questa storia del mosaico, mi è apparsa come una visione.»
Descrive a Polo il suo processo creativo e la sua capacità di visualizzazione.
«Vedi? Sono le nostre camere gemelle. Differiscono solo in dettagli minimi. Tutti i mobili li ho fatti fare su misura. La tua è quella con la specchiera rossa e il comò. Apri i cassetti.»
Mostra a Iole la sua nuova camera da letto.
«Anche i due bagni annessi sono già funzionanti. Alla cucina al piano di servizio lavoriamo da un po' di giorni. Tra poco sarà pronta.»
Descrive i progressi della ristrutturazione interna.
«Conto di trasferirci finalmente qui entro la fine della settimana.»
Annuncia il loro prossimo trasloco alla Ca' d'Ambra.
«Iole non fare quella faccia!»
Rivolto a Iole, scoppiando a ridere quando lei vede Florinda con i suoi vestiti.
«Quando è arrivata indossava la tuta di volo. Non aveva altro e quindi ho pensato di prestarle qualcosa di tuo.»
Spiega perché Florinda indossa gli abiti di Iole.
«Iole, questa ti sembra una donna che ha appena sorvolato l'India? Ci dovrai svelare i tuoi segreti, cara Florinda, e lo farai questa sera. Ti prego di fermarti con noi a cena.»
Lusinga Florinda e la invita a cena.
«Mi sembra che lei sia una delle poche a poter capire cosa sto cercando di fare qui … Buttarsi in un'impresa così folle, quando avrei potuto acquistare qualsiasi altra casa, mettermi comodo. Invece, ho sentito quel brivido, quel brivido che sente lei quando vola, io penso di conoscerlo.»
Paragona la sua impresa al volo di Florinda.
«Al pericolo! Alle grandi imprese!»
Proposta di brindisi durante la cena con Florinda.
«Coleridge! Lei è un'interprete straordinaria!»
Esprime ammirazione per la recitazione di Florinda.
«Da buon marinaio non l'abbandonerò mai, costi quel che costi. Quella casa è la mia nave.»
Affermazione solenne sull'impegno per il palazzo.

II. Descrizione di Luchino da Parte del Narratore

Estratto
Contesto
Luchino si era svegliato dopo la prima notte particolarmente allegro.
Il suo stato d'animo al mattino dopo l'arrivo a Venezia.
Per lui le scomodità e i lunghi spostamenti erano un fastidio momentaneo e non lo compromettevano quasi mai nel fisico. Godeva di una salute di ferro che non veniva turbata neanche dalle lunghe malinconie alle quali sovente cedeva. Aveva una natura anfibia, allo stesso tempo aerea e acquatica, a cui non importava molto della terra e che, sulla terra, sembrava galleggiarvi.
Descrizione della sua natura fisica e mentale.
Era diventato all'improvviso pallido, gli occhi sgranati puntavano il lato sinistro del Canale.
La sua reazione viscerale e repentina alla vista della Ca' d'Ambra.
...il suo sorriso sghembo, che in famiglia dicevamo essere un segno di furbizia, ma anche di poco rispetto, apparve immancabilmente sul suo viso.
La descrizione del suo sorriso (dopo che Iole gli ricorda i consigli della madre).
Lo vidi, in quelle settimane, prenotare una grande quantità di alberghi, prendere i biglietti per i treni e incastrare le tempistiche con la precisione di un matematico.
Descrizione della sua abilità organizzativa durante il viaggio a Vienna.
Dopo il primo giorno, si fece portare anche lui una sedia e, con una paglietta... stava seduto a gambe accavallate vicino all'architetto guardandolo ammirato mentre impartiva ordini... riproponendo i suoi gesti, quasi di rimando, come un bambino che impara il mestiere del padre.
Il suo comportamento al cantiere, che denota ammirazione verso Polo.
Luchino aveva problemi a dormire la notte ed era probabile fosse durante quelle ore che si sedeva alla scrivania e disegnava per passare il tempo.
Riflessione di Iole sulla sua insonnia e attività notturna.
Il pallore sul suo viso era aumentato e alcuni segni gli marcavano la fronte e gli angoli esterni della bocca … eppure c'erano in lui una forza e un'energia che lo faceva apparire di nuovo adolescente.
Descrizione del suo aspetto (dopo l'incontro con gli artigiani di tombe).
Luchino, il cui solito entusiasmo sembrava svanito quasi completamente.
Il suo stato d'animo al momento dell'arrivo della madre.
La luce rossa della lampada lo illuminava, rendendo aranciate alcune ciocche di capelli.
(Descrizione non testuale, ma implicita nelle azioni) Luchino sedeva in poltrona con le gambe accavallate.
Da come la guardava si sarebbe detto si sforzasse d'apparire sereno e fiducioso.
Osservazione di Iole al momento della separazione con la madre.
Diedi le spalle al binario e guardai Luchino che sedeva a gambe accavallate sulla panchina della stazione.
La sua posizione sulla panchina dopo la partenza della madre.
Per quanto i fratelli tanto affezionati possano somigliarsi tra loro, lui per certi versi era molto diverso da me; voleva lasciare a tutti i costi qualche traccia sulla terra.
Il contrasto tra Luchino e Iole riguardo gli obiettivi esistenziali.
Luchino, inginocchiato, stava alla destra del Signor Polo, appoggiato con la mano allo schienale della sua sedia da lavoro.
La sua posizione durante la discussione del mosaico con Polo.
Luchino si fece colorato in viso, e si alzò.
Reazione quando Iole accenna ai lavori al piano superiore.
Mentre applaudiva con foga, il suo viso mi apparve distorto, alterato da nuovi solchi, nuove rughe, sottili venuzze rosse attorno alle pupille.
Descrizione del suo aspetto, suggerendo la stanchezza.
...lui sembrò leggermi nella mente e disse solenne...
Luchino legge nel pensiero di Iole.

III. Dialoghi di Altri Personaggi Riferiti a Luchino

Estratto
Contesto
«Ah! Novelli sposi nella città dell'amore.»
Il gondoliere, rivolto a Luchino e Iole.
«Abbandonata e basta. È quello che so io. La Ca' d'Ambra non la abita nessuno, Signore.»
Il gondoliere risponde alla domanda di Luchino sulla Ca' d'Ambra.
«Così scendete qui? Volete che vi aspetti?» La faccia del gondoliere si era fatta torva, la bocca serrata in un'espressione di disapprovazione quasi paterna.
Reazione del gondoliere alla decisione di scendere.
«E tu un fratello maggiore senza cuore!»
Iole risponde a Luchino.
«Iole avrai anche compiuto venticinque anni ieri, ma di cuore resti sempre una bambina.»
Luchino a Iole.
«Luchino, cosa fai?»
Iole, ridendo, chiede a Luchino cosa sta facendo con la maniglia della porta.
«I ragazzi vogliano sapere, quindi, del palazzo.»
Il vecchio ubriacone del bacaro.
«La Ca' d'Ambra … la Ca' d'Ambra non mi sembra possa interessare due signorini come voi. Tutta quell'umidità, potrebbe rovinare i capelli alla ragazza.»
Il vecchio ubriacone sbeffeggia Luchino e Iole.
«Trovo sia un Palazzo incantevole.»
Iole a Luchino e al vecchio.
«Luchino, parandosi davanti a me per proteggermi,»
Iole descrive l'azione di Luchino.
«Non sappiamo niente. Chiedete altrove.»
Una cameriera del bacaro, interrompendo l'altra.
«Scusate, scusi.» Ci voltammo entrambi anche se era la spalla di Luchino quella che la cameriera più giovane del bacaro aveva appena sfiorato con tocco incerto.
La cameriera insegue Luchino.
«Signorina Moretti, lei ha ragione. In futuro, non potrei dirvi di più di quello che vi direi oggi. Non mi occupo personalmente della Ca' d'Ambra ma vivo nel ghetto da tanti anni, e so, anche senza volerlo, tutto quello che concerne la vita delle sue case... Il suo intuito non l'ha tradita, la Ca' d'Ambra è in vendita...»
L'Avvocato Carraro a Luchino.
«È riuscito a vedere la bellezza, laddove i più vedono scocciature e fatiche. Quello è un posto che merita, se si è pronti a spendere,»
L'Avvocato Carraro elogia Luchino.
«E, mi viene da aggiungere, anche una sensibilità artistica notevole! Per poter mettere mano con gusto a una dimora così antica»
L'Avvocato Carraro, con i suoi occhi tondi che brillano.
«Qui leggo un nome tedesco. L'indirizzo è a Vienna.»
Luchino legge il nome del notaio a Iole.
«Sì. Il notaio resiede a Vienna, precisamente. Ma voi avete appena finito di dire che …»
L'Avvocato Carraro a Luchino.
«Si precisava, in quelle carte, che il proprietario, per motivi di riservatezza, voleva rimanere anonimo facendosi rappresentare interamente dal notaio...»
Iole descrive il contratto di acquisto.
«Con la firma del presente atto il compratore s'impegna formalmente ad avvalersi dell'opera del sig. Domenico Polo, architetto in Venezia, per tutto ciò che riguarderà il restauro e consolidamento dell'immobile oggetto del …»
Iole riporta la singolare clausola del contratto imposta al compratore.
«Tornerete, sciocchi, perché da soli, voi due, non sapete combinare un bel niente''.
La madre, con fare sdegnoso, commenta i loro intenti.
«Mi ricordo solo vagamente di loro, ma erano ospiti impeccabili.»
Polo, sulla famiglia che abitava Palazzo Giusti.
«Capisco bene. Lei si è innamorato.»
L'Architetto Polo commenta la dichiarazione di Luchino.
«Non si preoccupi … probabilmente si è affacciata troppo, e lei non è abituata. Si sentirà subito meglio, si metta a camminare un po'. Riprenda confidenza con la terra.»
Polo si rivolge a Luchino riguardo a Iole.
«Vertigine, Signor Moretti, capita spesso a chi arriva a Venezia e si dimentica con troppa facilità che non siamo sulla terraferma, che qui occupiamo un altro piano...»
Polo diagnostica il malore di Iole a Luchino.
«Sono contento di vedere che anche lei, Signor Moretti, conserva il gusto per l'antico. È una scelta che approvo con enorme convinzione.»
Polo incoraggia Luchino sull'idea di rifare la scala.
«...Luchino che andava e veniva da casa, pensando che tutto sommato giocare un po', tempo permettendo, non sarebbe stato condannabile.»
Iole confronta le sue azioni con quelle di Luchino.
«Per il resto» ripresi «poche cose, un piccolo sonnellino, una lettura. Attività rilassanti alle quali spero si dedichi anche lei, Signor Polo, quando non lavora.»
Iole rivolge un augurio a Polo.
«L'architetto risposte prontamente, rompendo il silenzio; »Sabato 11 Ottobre, Signore.«
Polo risponde a Luchino che ha dimenticato il giorno.
«Non mi sembra il caso. Dopo il viaggio che ho appena fatto, questa pelliccia potrebbe diventare la cuccia di un cane rognoso. Dovrò bruciarla.»
La madre risponde a Luchino in stazione.
«Mamma! Spero che tu abbia viaggiato in prima classe, almeno.»
Iole si rivolge alla madre.
«Sono tutti dei ladri. E poi, io non lo faccio. È roba da balcanici.»
La madre risponde a Luchino sulla proposta della gondola.
«Sembra al circo, il tunnel degli orrori. Non avevo mai visto in vita mia una roba del genere.»
La madre commenta divertita il ponte di collegamento allo studio di Luchino.
«È successo l'inevitabile. In altre parole, semplicemente quello che succede sempre quando metti una persona di buon senso in mezzo ad altre, che non han cervello.»
La madre, arrabbiata, accusa Luchino di non aver cervello.
«Ma i progetti di Luchino somigliano più alle visioni di un santo, che alle ponderazioni di un mortale. I vetri che vuole mettere nei saloni, solo quelli, ammettendo che si trovino vetri da cattedrale per interni, costeranno una follia.»
La madre critica i progetti di Luchino.
«Ma lui non se ne rende conto perché tutto gli è sempre piovuto dal cielo, come il pane dell'Esodo.»
La madre critica Luchino per la sua inconsapevolezza finanziaria.
«Non mi è mai sembrato che i soldi per noi fossero un problema, mamma. E tutto quello che fa Luchino, credo sinceramente lo faccia con le migliori intenzioni e senza precludersi la possibilità di cambiare idea.»
Iole difende Luchino.
«Mi dispiace farmi trovare in questo stato,» bofonchiai armeggiando con la pinza dei capelli «mi dispiace di non aver potuto preparare nulla per il suo arrivo.»
Iole si scusa con Florinda.
«Mi avete letteralmente salvata! Il mio Blériot ha avuto un piccolo guasto, cose che capitano quando si vola per più di 1000 kilometri senza interruzione. Per fortuna, per tutta la grazia del cielo, avevo saputo – le voci corrono più veloci dell'aria - che vi eravate trasferiti qui. Ho sempre pensato che suo fratello mi sarebbe venuto utile, un giorno o l'altro. Sono corsa subito da voi.»
Florinda spiega a Iole perché è andata alla Ca' d'Ambra.
«Mi dispiace di non aver potuto preparare nulla per il suo arrivo.»
Iole si scusa con Florinda.
«Coleridge! Lei è un'interprete straordinaria!»
Luchino applaude Florinda.
«La sua domanda è più che lecita, Signora Moretti e sono d'accordo con lei; la Ca' D'Ambra sembra poter volare via al primo soffio di vento. Ma adesso che la vedrà da dentro, sentirà la sua forza e, insieme a questa, la sua volontà di resistenza.»
Polo rassicura la madre di Luchino.
«Io la conosco a fondo – sapevo che stava aspettando che il Signor Polo commettesse un errore o una svista. Lo lasciò quindi proseguire nella sua spiegazione...»
Iole descrive l'atteggiamento della madre.
«Continui a incuriosirsi. Lei mi sembra un ragazzo vivace.»
Il professor Doloso, stringendo la mano a Luchino.
«Non ho parole. È incredibile. Ha disegnato bozze veramente impeccabili. È come se la sua testa avesse registrato tutti gli angoli del Palazzo; in questi disegni c'è tridimensionalità. Nessuna sbavatura. Come dev'essere nei lavori di un progettista.»
Polo elogia Luchino per i disegni del mosaico.
«Per questo alcune stanze del piano nobile quando è venuta la mamma erano chiuse. Io e Polo eravamo d'accordo. Volevamo farti una sorpresa.»
Luchino rivela a Iole la sorpresa.
«Non mi sembra che la Signorina Moretti abbia poi fatto una domanda così strana.»
Polo difende Iole dai commenti di Luchino.
«Capita spesso a chi arriva a Venezia e si dimentica con troppa facilità che non siamo sulla terraferma, che qui occupiamo un altro piano, quello delle piattaforme, e che queste piattaforme stanno sempre in movimento, con noi sopra, ignari o meno della situazione.»
Polo spiega la vertigine a Luchino.

I keep my visions to myself

favicon

Tengo le mie visioni per me