
la madre
🧍♀️ Identità
La Signora Moretti è la madre di Iole e Luchino. È una donna imponente, di aspetto severo e temibile, che incede come una "Regina dei Sabei" avvolta in una lunga pelliccia, che simboleggia un'autorità alta e mitica. È una donna pragmatica, attenta al denaro e all'etichetta, ma facile a inquietarsi per questioni di fede e morale, specialmente dopo la morte del marito.
💭 Carattere
Severa e Pragmatica: ritiene l'avventura una "perdita di tempo" e affronta la vita, e l'educazione dei figli, con estremo pragmatismo. Quando è arrabbiata, parla in yiddish.
Autoritaria e Apprensiva: sebbene viva separata dai figli, esercita una costante preoccupazione per loro e manifesta un forte disprezzo per la disattenzione, l'immaturità e le "follie" dei figli. Tende a usare espressioni assolute.
Resistente e Critica: è fisicamente provata (ha problemi alla gamba e le camminate le sono faticose), ma il suo corpo le fa da "parabordo", rendendola inesorabile. È estremamente critica verso tutto ciò che le sembra nuovo, inadeguato o "blasfemo".
🎭 Ruolo
La Madre incarna l'autorità normativa del passato e della tradizione e funge da principale ostacolo morale e psicologico all'autonomia dei figli, costringendoli a mantenere un legame di colpa e dipendenza e rappresentando il mondo razionale che teme e respinge l'ignoto e il destino esoterico che Venezia promette.
📖 Estratti
I. Discorsi Diretti della Madre
Estratto
Contesto
«Tornerete, sciocchi, perché da soli, voi due, non sapete combinare un bel niente»
La Madre commenta con sdegno l'annuncio dei figli riguardo al loro trasferimento a Venezia.
«Cari figli miei, / Non posso continuare a celare il fastidio recatomi dalle vostre recenti parole, parole dove colgo una grave immaturità di spirito...»
Inizio della lettera che Iole trova nello studio di Luchino, in cui la Madre esprime disappunto per le loro decisioni.
«La vostra nuova città, che tanto idolatrate, a me non sembra che un labirinto mortale, un baracchino fatto apposta per instupidire i deboli di cuore. Non è roba da signori, gettarsi a capo fitto in un posto come quello.»
Proseguimento della lettera, in cui critica aspramente Venezia e l'azione dei figli.
«Quindi, date le mie continue preoccupazioni, che mi portano a girare tutto il giorno inquieta per le stanze e a disturbare i domestici addirittura nel cuore della notte, mi sento costretta a comunicarvi che ho prenotato un treno e presto sarò da voi. Arriverò a Venezia domenica, se non ritardo, nel primo pomeriggio.»
La Madre annuncia l'imminente visita a Venezia per controllare i figli e l'acquisto del rudere.
«Ho intenzione di vedere con i miei occhi questo rudere che avete acquistato e di fare da me le mie considerazioni. Dalle vostre ultime lettere non si capiva niente. Luchino dovrebbe imparare a spiegare le cose prima di farle. E Iole lo stesso, anche se so che le lettere non le scrive lei.»
Dichiarazione degli intenti della visita e critica alle abilità comunicative di Luchino e Iole.
«Non aspetto risposta, / Qui tacet consentire videtur. / La Vostra (sempre presente) madre.»
Conclusione della lettera, con un'espressione latina e l'autoaffermazione della sua costante presenza.
«Non mi sembra il caso. Dopo il viaggio che ho appena fatto, questa pelliccia potrebbe diventare la cuccia di un cane rognoso. Dovrò bruciarla. Il vostro caro Giolitti pensa a far giocare tutti, in un gran balletto di stramberie, ma no, non ha proprio il senso delle cose pratiche... Sembrava un bordello.»
Risposta sdegnosa a Iole all'arrivo in stazione, lamentandosi della sporcizia del treno.
«Certo. E l'ho pagata una fortuna! Non avrei dovuto; la prima sarà stata uguale alla seconda e la seconda, non diversa dalla terza. Ormai è tutto uguale al resto. Non sono andata a controllare solo perché il vagone ballava a tal punto che mi sarei trovata a faccia in giù, mi fossi alzata.»
Lamentela sulla scarsa qualità della prima classe del treno e della mancanza di differenze tra le classi.
«Sono tutti dei ladri. E poi, io non lo faccio. È roba da balcanici.»
Rifiuto categorico di prendere la gondola in stazione.
«Sembra al circo, il tunnel degli orrori. Non avevo mai visto in vita mia una roba del genere.»
Commento ironico e divertito sul ponte di collegamento tra Palazzo Giusti e la Ca' d'Ambra.
«È successo l'inevitabile. In altre parole, semplicemente quello che succede sempre quando metti una persona di buon senso in mezzo ad altre, che non han cervello.»
Spiegazione del motivo della sua rabbia dopo la discussione con Luchino.
«Mamma, ma cosa dici? È stato forse Luchino, a irritarti in questo modo?» «Irritarmi! Ci vuole ben altro a irritare una donna che ne ha viste tante come me. È lui che si irrita, reagendo alle mie considerazione con l'immaturità di un bambino. Cosa penserà il vostro povero padre, da lassù! Yishtabach!»
Dialogo con Iole, in cui devia l'attenzione dalla sua irritazione a quella di Luchino, invocando la benedizione in yiddish.
«Sono sicura di quel che è sicuro. Ma i progetti di Luchino somigliano più alle visioni di un santo, che alle ponderazioni di un mortale. I vetri che vuole mettere nei saloni, solo quelli, ammettendo che si trovino vetri da cattedrale per interni, costeranno una follia. Ma lui non se ne rende conto perché tutto gli è sempre piovuto dal cielo, come il pane dell'Esodo.»
Critica feroce all'idealismo e alla mancanza di praticità di Luchino, accusandolo di non conoscere il valore del denaro.
«Iole tu stai diventando una ragazza a modo e, nonostante tutto, nonostante tutte le sventure che si sono abbattute sulla nostra famiglia e che sono state il volere di Dio, ti ho educata bene ma, e questa è una cosa che non si può inculcare, manchi di volontà.»
Affermazione severa a Iole, riconoscendone l'educazione ma rimproverandola per la mancanza di «volontà».
«Domani vedremo questa Ca' d'Ambra e mi farò un'idea più precisa della situazione. Ora sono stanca. Dì alla cameriera di portarmi la cena in camera. Devo riposare.»
Ordinanza data a Iole, congedandosi dal salone.
«Io invece ho avuto una notte da incubo. Mi sono rigirata nel letto fino alle ore beate. La gamba mi faceva un male terribile.»
Lamentela a colazione con i figli.
«Non rimanderemo proprio un bel niente. A differenza vostra, che se state qui o altrove è la stessa cosa, io ho delle faccende molto importanti che mi aspettano a Roma. E poi, si dà il caso che mi senta sempre così, e che la gamba mi faccia sempre male allo stesso modo. Quindi, se fosse oggi, domani o tra un mese intero non credo cambi proprio niente.»
Rifiuto della proposta di Luchino di rimandare la visita alla Ca' d'Ambra.
«A lei non sembra instabile, dico, non le sembra che tutto l'edificio potrebbe crollare da un momento all'altro?»
Domanda posta all'Architetto Polo riguardo alla stabilità della Ca' d'Ambra.
«Sembra di stare dentro la bocca di una balena.»
Commento iniziale, sdegnoso, sullo sbocco sul canale della Ca' d'Ambra.
«Non so cosa potrebbe capitare qui, se venisse acqua alta. Un'amica veneziana che avevo ai tempi del collegio mi raccontava di notti spaventose... Le persone, al mattino, trovavano i loro appartamenti distrutti. E poi, nei giorni a seguire, i veneziani soffrivano in massa di atroci problemi di salute perché l'acqua era fredda e torbida. Portava le malattie.»
Timore espresso a Iole riguardo al fenomeno dell'acqua alta e le sue conseguenze distruttive e sanitarie.
«E l'umidità? Va bene nel giardino, o nelle soffitte. Ma i piani principali dovrebbero avere dei sistemi. Tu, Luchino, a questo non avrai pensato ma Iole è molto cagionevole.»
Preoccupazione espressa sull'umidità della casa e la salute cagionevole di Iole.
«Un'umidità del genere non si è mai vista.»
Giudizio sull'eccessiva umidità all'interno della Ca' d'Ambra.
«Spero non le dispiacerà, Architetto. Mangiare qui.»
Domanda rivolta a Polo al ristorante, mantenendo un tono formale e critico.
«Ma senta … Lei dove abita? Voglio dire, da quello che mi dicono i miei figli, sembra che stia giorno e notte dentro la Ca' D'ambra. Suppongo non sia così.»
Domanda curiosa e insinuante rivolta a Polo, dimostrando il suo tentativo di raccogliere informazioni.
«Quello non è Doloso, il famoso alienista?»
Domanda sussurrata a Iole, riconoscendo il professor Doloso al tavolo del ristorante.
«Di lei ormai si legge dappertutto! Tutti quei salotti, quelli spettacoli attirano l'attenzione dei più.»
Tentativo di provocare il professor Doloso con sarcasmo.
«Non posso evitare che percorriate la via del Destino che vi siete scelti. Non posso neanche escludere che sia il Destino ad aver scelto voi, e non il contrario. Quindi, anche se vi sentite sicuri come dite, non ignorate nessun segno, perché lì potrete scorgere il pericolo.»
Severo ammonimento dato a Iole e Luchino prima di partire per Roma, esortandoli a non sottovalutare i pericoli.
«Torneremo a casa?»
Domanda posta a Iole in una fase remota della loro vita, che manifesta il suo forte legame con Roma e la casa.
II. Descrizione della Madre da Parte del Narratore
Estratto
Contesto
Mia madre, per come io la conoscevo – vale a dire da figlia – era una donna pragmatica; tanto nella vita, quanto nell'educazione. Per lei l'avventura era un gioco, e ogni gioco una perdita di tempo.
Descrizione del suo carattere pragmatico e dell'opinione sull'avventura.
Lei lo sa, perché ha il sesto senso di cui sono provviste tutte le madri.
Iole riflette sul sesto senso materno della Madre.
M'interrogai su quando ci avrebbe potuto lavorare, considerando che tutta la mattina stava nel cantiere e che il pomeriggio lo trascorrevamo quasi sempre insieme. Non trovai una risposta ma potei facilmente immaginare che avvenisse in quei rari momenti dove eravamo distanti. Ogni mattina, quando ci incontravamo a colazione, sembrava si fosse appena svegliato, eppure – l'avevo sempre saputo – Luchino aveva problemi a dormire la notte ed era probabile fosse durante quelle ore che si sedeva alla scrivania e disegnava per passare il tempo.
Iole ipotizza che Luchino disegni di notte, un fatto che la Madre aveva sempre conosciuto.
La scalinata della stazione Santa Lucia sembrava fatta di ghiaccio e, proprio come il ghiaccio, attirava i raggi del sole e ne moltiplicava lo splendore. Rimase così, bianca e deserta, finché non sentimmo il fischio del treno. Allora, dopo pochi minuti, vedemmo avanzare sul grande affaccio dell'edificio una macchia scura, che si muoveva lentamente, con grande fatica, assumendo lo stesso andamento di una valanga. Più si avvicinava, più si allargava e la si poteva riconoscere per quello che era; non una calamità sola, ma cinque uomini che portavano i bauli sulla testa o sotto braccio e una figura nel mezzo, attorniata dagli altri come la Regina dei Sabei.
La sua drammatica e maestosa apparizione in stazione, descritta come una figura mitica e imponente.
Immaginai i ferrovieri scaricare dalla stiva la sua scorta di cammelli carichi d'oro, aromi e pietre preziose. Nelle valige, ci potevano essere i tesori delle conquiste, i teschi dei vinti, le trecce tagliate alle donne prima di ucciderle, intessute con fili d'oro, a mo' di trofei.
Iole associa l'arrivo della Madre a un immaginario mitico e quasi guerresco.
...si era rotta la gamba cadendo dalla scalinata di Palazzo Corsini, era ingrassata ancora. Deve essere difficile camminare con tutto quel peso addosso, non mi posso neanche immaginare ma deve essere davvero impegnativo, pensai, guardando i nomi delle strade per vedere quanto mancasse per arrivare. E se morisse qui? Dovremmo caricare la bara su una barca apposita, di quelle nere con i fiori al posto dei parabordi, e sarebbe terribile, perché a lei le barche non sono mai piaciute. Eppure, osservandola bene, notai che il suo corpo in qualche modo la proteggeva, proprio come un parabordo, e solo il fiato faceva il rumore di una vaporiera mentre il resto resisteva senza incepparsi e la mandava avanti, piano ma inesorabile. Era un vero carro da battaglia.
Descrizione del suo aspetto fisico provato (gamba rotta, obesità) e della sua inesorabile resistenza fisica.
Mia madre, oltre ciò che manifestava il corpo, non diede ulteriori segni di sgomento. Anche mentre saliva le scale, non si lamentava e il suo sguardo rimaneva, rampa dopo rampa, imperturbabile.
La sua capacità di mantenere l'imperturbabilità nonostante la fatica fisica durante la salita delle scale.
...mia madre apparve nel salone, con il viso torvo di rabbia...
L'espressione della Madre dopo la discussione con Luchino.
Sapevo che mia madre parlava in yiddish solo in quei momenti dove era veramente arrabbiata...
Iole riconosce il suo stato emotivo dall'uso dello yiddish.
Mi sentii di dover insistere e stemperai il tono della mia voce: «Sei sicura di stare bene?
Iole interviene per la sua preoccupazione.
Allora Luchino posò il libro che teneva tra le mani - e che fino a quel momento aveva fatto finta di leggere con enorme interesse - e iniziò a parlare con tono inaspettato e dolce...
L'intervento di Luchino.
Senza rivolgerci la parola, ci preparammo a scendere. Sentivo, pur camminando davanti a lei, che mia madre a volte prendeva a borbottare ma, quando mi giravo, faceva finta di niente e inclinava la testa verso il fondo della tromba delle scale.
La sua rabbia silenziosa e i borbottii.
Avendo elaborato la loro separazione già abbondantemente nei giorni precedenti, ora volevano solo levarsi il pensiero, evitare di struggersi di più. Bruno la strinse forte, con le sue braccia magre, vigorose e decise.
Riferimento al modo in cui la Zia Laura e Beatrice si salutano, contrapposto al rapporto di Iole con la Madre.
Prima di partire, ci mise in guardia su alcune questioni; convocò me e Luchino in soggiorno e ci ammonì severamente.
L'atto formale di ammonimento prima della partenza.
Mia madre non era stata affatto contenta quando le avevamo annunciato i nostri intenti, eppure non si era mossa dalla grande poltrona su cui sedeva sempre...
Iole descrive la reazione fisica e verbale della Madre all'annuncio del trasferimento.
Immaginavo che, un giorno, mia madre mi avrebbe detto con tono seccato che dovevamo partire, perché Luchino aveva chiesto la mano di una ragazza, una *shegetz*, una gentile, avrebbe concluso con spregio mia madre, che si sarebbe comunque rassegnata prima di me.
Iole immagina, con un tono dispregiativo, la possibile reazione della Madre al matrimonio di Luchino.
Io non credo, come la mamma, che papà sia morto per il volere di Dio. Credo che, se dipendesse da Dio, nessuno morirebbe mai.
Iole esprime la propria divergenza dalle credenze religiose materne.
La mamma e gli amici dopo anni di tentativi ci avrebbero dati per dispersi e a un certo punto avrebbero smesso di cercarci.
Luchino, nello scenario fantastico, prevede che la Madre e gli amici li avrebbero considerati perduti.
Per questo probabilmente mia madre la rifiutò. Lei, che non credeva ai medium e neppure agli spiriti, fu la più toccata da quell'esternazione di pazzia.
La reazione della Madre all'episodio di Eugenia vista dal narratore.
III. Dialoghi di Altri Personaggi Riferiti alla Madre
Estratto
Contesto
«C'è qualcosa che mi intriga in questa storia. E poi non sarebbe una di quelle cose che nostra madre non farebbe mai?»
Luchino motiva a Iole la sua intenzione di indagare sulla Ca' d'Ambra, contrapponendola al pragmatismo della Madre.
«Ci aveva avvertiti la mamma, ti ricordi? A proposito di cosa precisamente: criminali, spese o virtù morali?»
Iole ricorda a Luchino un consiglio della Madre («i veneziani sono scorbutici») e la reazione ironica di Luchino.
«Tanto sono io che pago!»
La Madre, durante la discussione con Luchino, afferma la sua posizione economica dominante.
«Mi ricordo solo vagamente di loro, ma erano ospiti impeccabili.»
Polo (a Iole) ricorda i proprietari di Palazzo Giusti, implicando un contrasto con la Madre (non menzionata direttamente, ma il contesto riguarda il lusso).
«È proprio vero, riflettei tra me, Dio sapeva di non poter essere ovunque e per quello ha creato la madre.»
Iole riflette sulla saggezza onnisciente della Madre.
«Non mi è mai sembrato che i soldi per noi fossero un problema, mamma...»
Iole risponde alla critica della Madre sulla mancanza di praticità di Luchino.
«Tu, Luchino, a questo non avrai pensato ma Iole è molto cagionevole.»
La Madre critica Luchino, usando la salute fragile di Iole come pretesto.
«Anche se i fantasmi non esistevano, e non potevano esistere, perché ascendevano al paradiso, oppure sprofondavano nel mondo sotterraneo, le forze oscure popolavano la terra anzitempo e passavano i loro messaggi approfittandosi delle menti più deboli.»
Iole spiega la ragione per cui la Madre, pur non credendo agli spiriti, era l'unica a essere toccata dal delirio di Eugenia.
«Non posso evitare che percorriate la via del Destino che vi siete scelti.»
La Madre riconosce, seppur a malincuore, l'autonomia dei figli.