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iole moretti
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iole moretti

da ROSSO VENEZIANO

🧍‍♀️ Identità

Iole è una giovane donna di venticinque anni proveniente da Roma, di aspetto biondo e con la pelle chiara, la cui eleganza (borsetta di coccodrillo, abiti eleganti) la rende immediatamente riconoscibile come "signorina". Viene percepita dal gondoliere come una "novella sposa" e, in generale, come una turista, sebbene il suo aspetto sia giudicato "eccessivamente pulito" nel contesto più dimesso del bacaro.

💭 Carattere

È una donna troppo sensibile il cui corpo "si affaticava facilmente" e che è descritta come "molto cagionevole" (dalla madre).
È cauta e riservata, poiché nel bacaro abbassa la voce in un sussurro e ha una "severa educazione alla riservatezza" che le impedisce di sostare troppo nello studio del fratello.
Possiede un forte desiderio di autonomia e volontà di agire, provando un'enorme eccitazione all'idea di condurre le sue giornate "in piena autonomia", e si sente "piena di coraggio" anche se spaventata.
È la custode del legame materno e della razionalità, spesso incaricata di ricordare a Luchino gli avvertimenti della madre e mostrando una propensione a "fare buon viso a cattivo gioco" per non cedere a "sentimenti poco nobili".

🎭 Ruolo

Iole funge da ancora emotiva e mediatrice per il fratello Luchino, bilanciando il suo entusiasmo impulsivo con il pragmatismo e incarna il punto di rottura dall'autorità materna, realizzando il desiderio di una vita nuova e libera dalle costrizioni.

📖 Estratti

I. Discorsi Diretti di Iole Moretti

Estratto
Contesto
«Ha senza dubbio bisogno di una sistemata.»
Risposta a Luchino dopo la prima visione della Ca' d'Ambra sul Canale Grande.
«Luchino, cosa fai?»
Domanda a Luchino mentre cerca di forzare la maniglia della porta laterale.
«Dici che qualcuno abita qui dentro?»
Il pensiero di una figura nascosta che li osservava, chiedendo a Luchino in un sussurro.
«E tu un fratello maggiore senza cuore!»
Risposta a Luchino che la sbeffeggiava definendola una bambina.
«Non sarà che qualcuno la vuole tenere comunque chiusa?»
Iole suggerisce che i proprietari vogliano nascondere lo stato del palazzo.
«Da dove cominciamo?»
Chiede a Luchino quando si accorge che lui si è già incamminato verso il fondo della calle.
«Due bicchieri di acqua allora.»
Ordine nel bacaro, dopo che le cameriere dicono di non fare il caffè. Stabilisce il limite di non bere alcolici.
«Trovo sia un Palazzo incantevole.»
Dichiarazione fatta al vecchio ubriacone per difendere il palazzo.
«Ci aveva avvertiti la mamma, ti ricordi?»
Ricorda a Luchino i consigli della madre sull'indole scorbutica dei veneziani.
«Ma dai … tu mi fai dannare! Intendo, i veneziani che sono tutti scorbutici, perché non vogliono i turisti, e proprio per questo vivono su tante piccole isole. Attaccate, sì, ma pur sempre isole.»
Spiega a Luchino la lamentela della madre sui veneziani.
«Eccome.»
Risposta a Luchino (dopo che la cameriera ha proposto un avvocato).
«Eccoci qui, la Misericordia. Ora dobbiamo solo trovare il numero. Certo che deve essere molto lunga questa via, dunque,»
Lettura della Fondamenta sulla targa sbiadita e commento sulla lunghezza della via.
«Aspettami, aspettami…»
Supplica a Luchino che cammina troppo velocemente.
«Che Dio ci assista.» sussurrai tra i denti. «E adesso che si fa?»
Reazione vedendo le tre porte identiche con le maniglie a forma di diavolo.
«Oddio.. e voi chi siete? Io pensavo che fossero già… va beh, lasciamo perdere.»
L'Avvocato Carraro si rivolge a Luchino e Iole.
«Incantato, Signorina.»
L'Avvocato Carraro a Iole.
«Non vorremo metterla in difficoltà infatti… Potremo sempre passare domani, o un altro giorno.»
Tentativo di salvare la situazione con l'Avvocato Carraro.
«Senz'altro.»
Risposta a Luchino che aveva chiesto se versare una percentuale all'Avvocato.
«Aspetteremo finché non arriva?»
Chiede a Luchino, scuotendolo, mentre aspettano l'Architetto Polo.
«Io le avrei già perse nei canali! A forza di camminare sull'acqua …»
Risposta ironica a Luchino sul rischio di perdere le chiavi dell'Architetto.
«È stato un vero colpo di fortuna, trovare questo appartamento. E i proprietari, non so se lei li conosce, sono stati molto cordiali.»
Rivolto all'Architetto Polo in merito all'appartamento di Palazzo Giusti.
«Quindi li conosce, i proprietari di questa casa?» ripresi io.
Domanda a Polo sui proprietari di Palazzo Giusti.
«Torneremo tra un paio d'ore.»
Avviso alla cameriera Marisa prima di uscire per la prima volta.
«Iole!» «Iole, stai bene?»
Luchino si preoccupa per Iole, tenendole la mano sulla fronte.
«Bene … adesso.» mormorai, notando che il pavimento era tornato a occupare il suo spazio abituale e così avevano fatto le mura, il cielo e i soffitti.
Ritorno in sé dopo la vertigine.
«Che sollievo, cara sorella. Stai già tornando colorita!»
Luchino dopo che Iole si è ripresa.
«Credo dovremo tutti e tre chinarci, per riuscire a entrare da qui.»
Riflessione sull'unica piccola porta accessibile del palazzo.
«L'unica entrata del palazzo accessibile era una piccola porta situata davanti al pozzo.»
(Non è un discorso diretto ma una riflessione del narratore, Iole) Descrizione dell'ingresso.
«E l'umidità?» fece mia madre quando salimmo al piano nobile. «Va bene nel giardino, o nelle soffitte. Ma i piani principali dovrebbero avere dei sistemi. Tu, Luchino, a questo non avrai pensato ma Iole è molto cagionevole.»
La madre menziona Iole nel contesto dell'umidità.
«Non lo sapevo.» risposi, stupita.
Risposta a mia madre riguardo all'acqua alta a Venezia e ai pericoli.
«Signor Polo, come dovremmo comportarci in un caso come questo? Sarebbe senza dubbio pericoloso, per noi.»
Chiede consiglio a Polo sul rischio dell'acqua alta.
«Per il resto» ripresi «poche cose, un piccolo sonnellino, una lettura. Attività rilassanti alle quali spero si dedichi anche lei, Signor Polo, quando non lavora.»
Descrizione delle sue attività rilassanti a Polo.
«Mi rincresce dirlo ma sono molti rari i momenti dove non lavoro. E quando non lavoro, non mi ricordo.»
Polo risponde a Iole.
«Chissà nostra madre… Le abbiamo scritto ormai diversi giorni fa e ancora niente, nessuna risposta. Di solito è sempre lì, pronta a cogliere ogni occasione per scriverci qualcosa.»
Primo tentativo di Luchino di rivelare la lettera.
«Oggi mi sono venuti dei brutti pensieri che dovrebbero interessare anche te, Luchino,» solo quando pronunciai il suo nome alzò il viso e diresse a me la sua attenzione «dico, ci sarà mica qualcosa che non va?»
Secondo tentativo di Luchino di rivelare la lettera.
«Dirmi cosa?»
Risposta a Luchino che cerca di giustificarsi per la dimenticanza.
«Mamma… Mamma … allora pensi sempre a noi.» dissi bisbigliando al vuoto, «Anche quando non dovresti. Mammina cara, io ti amo lo stesso, anche se vuoi venire qui domani.»
Pensiero dopo la lettura della lettera della madre nel comò.
«Hai dimenticato i dolci, Signora Moretti.» disse Marisa porgendomi un sacchetto. «Oh davvero? I dolci, sì.» tornai indietro tendendo la mano e la guardai negli occhi «Ho riposato troppo, sa, quando riposo troppo sono sempre un po' svagata.»
Conversazione con Marisa dopo l'incursione nello studio di Luchino.
«Ma quanta roba si è portata? Neanche fosse arrivata qui per morirci.» mi sussurrò Luchino all'orecchio. «Shh.» lo ammonii io, toccandogli con il gomito il fianco sinistro. «Guarda che ci sente.»
Scambio con Luchino all'arrivo della madre.
«Mamma! Spero che tu abbia viaggiato in prima classe, almeno.»
Rivolto alla madre in stazione.
«Dovrebbe bastare.» dissi io, sorridendo per incoraggiarli, «Casa nostra dista pochi minuti, è nel ghetto.»
Rivolto ai facchini in stazione.
«Mamma, preferisci prendere una gondola?» le chiese Luchino... «Neanche per sogno.» Decisa, prese a camminare per prima e, di spalle, precisò; «Sono tutti dei ladri. E poi, io non lo faccio. È roba da balcanici.»
La madre risponde a Luchino.
«Così questo è l'appartamento dove stiamo per il momento.» le comunicò Luchino... «Vedi, mamma, c'è addirittura un ponte che collega questo edificio al nostro Palazzo come ti abbiamo scritto nelle lettere. Non ti prendevamo in giro! È proprio così.» e la presi sottobraccio nel corridoio, portandola a vedere lo studio di Luchino.
Accompagna la madre a vedere l'appartamento.
«Cosa … cosa è successo?» domandai io, intimidita da quel repentino cambiamento di atmosfera, mentre a piccoli passi prendevo posto di fronte a lei. «È successo l'inevitabile. In altre parole, semplicemente quello che succede sempre quando metti una persona di buon senso in mezzo ad altre, che non han cervello.»
La madre risponde a Iole sulla lite con Luchino.
«Sei sicura di stare bene?»
Chiede alla madre, dopo che parla in yiddish.
«Sto imparando.»
Risposta alla madre che la accusa di «mancare di volontà».
«Non mi è mai sembrato che i soldi per noi fossero un problema, mamma. E tutto quello che fa Luchino, credo sinceramente lo faccia con le migliori intenzioni e senza precludersi la possibilità di cambiare idea. Dagli tempo e vedrai che basterà il suo operato a fartelo rivalutare per intero. Per quanto riguarda me, ti voglio bene, mamma, e sono felice che tu sia qui.»
Difende Luchino e conforta la madre.
«Mi dispiace, mamma. Forse, allora, dato il tuo precario stato di salute, sarebbe azzardato andare a vedere il cantiere proprio oggi. Forse, potremmo rimandare a…» Ma lei non aspettò che terminasse; «Non rimanderemo proprio un bel niente.»
Luchino cerca di farla restare.
«Iole, cosa ti è successo? Sembri su di giri.» Mi disse mia madre, guardandomi di sottecchi. «C'è che questa visione, di voi due insieme qui, mi fa enormemente piacere. In più, oggi mi sento benissimo. È una giornata magnifica, soleggiata, come quelle che piacciono a me.»
Risposta alla madre che si accorge del suo umore alterato.
«La sua domanda è più che lecita, Signora Moretti e sono d'accordo con lei; la Ca' D'Ambra sembra poter volare via al primo soffio di vento. Ma adesso che la vedrà da dentro, sentirà la sua forza e, insieme a questa, la sua volontà di resistenza.»
Polo rassicura la madre di Iole.
«Vivo fuoco. Vivo fuoco. Il sottosuolo del palazzo …» prese a dire «C'è il sottosuolo, oltre il pavimento.» Si portò le mani al collo, come fosse intenta a liberarsi da una stretta mortale. «Annego!»
Eugenia, riferendosi alla Ca' d'Ambra.
«No, non sarei mai potuta diventare come lei.» Solo che quell'idea mi sembrava così difficile da realizzare… Mi sembrava un sogno, un sogno costosissimo, per giunta.
Iole, riflettendo sulla critica di Luchino riguardo al mosaico.
«Non mi sembra che la Signorina Moretti abbia poi fatto una domanda così strana.» disse Polo, come per difendermi. «Effettivamente sarà difficile procurarsi le tessere e gli strumenti adatti. Potrebbe volerci del tempo, e molta volontà. Ma forse lei …» e si rivolse a me «… non ha ancora visto con quale velocità sono proseguiti i lavori al piano superiore.»
Polo difende Iole.
«Oh, ma è incredibile!»
Esclamazione di stupore per la sua stanza finita.
«Chi è lei?» lo interruppi, senza farmi remore.
Domanda a Luchino quando vede Florinda.
«Mi dispiace farmi trovare in questo stato,» bofonchiai armeggiando con la pinza dei capelli «mi dispiace di non aver potuto preparare nulla per il suo arrivo.»
Scuse rivolte a Florinda.
«Iole non fare quella faccia!» mi esortò Luchino, scoppiando a ridere «Quando è arrivata indossava la tuta di volo. Non aveva altro e quindi ho pensato di prestarle qualcosa di tuo.»
Luchino rivela che Florinda indossa i vestiti di Iole.
«Ma sì, certamente. Si deve fermare con noi.»
Sforza un sorriso accogliente per Florinda.
«Cosa ne pensa di casa nostra? Lei è una delle prime persone che la vede.»
Domanda a Florinda a cena.
«Che stranezza. Anch'io pensavo a cose simili. Però la storia dei troppi figli la trovo un po' sacrilega. Torniamo a casa?»
Riflessione con Luchino in stazione.
«L'altro giorno una questione ha iniziato a tormentarmi ma c'era ancora la mamma e ho preferito non dirti niente.»
Introduzione dell'argomento della vera da pozzo a Luchino.
«Quale questione, cara sorella?» «La vera da pozzo. Dobbiamo trovare una vera da pozzo, magari tutta fiorita, come quella che avevamo visto insieme in campo San Polo. Dobbiamo trovarla perché sai … io quel buco in casa non lo voglio più.»
Spiegazione della preoccupazione sul pozzo.
«Certo. Potrai occupartene tu personalmente se vorrai.»
Luchino autorizza Iole a occuparsi del progetto.
«Menomale, non è caduto.» dissi, sospirando sollevata.
Reazione all'idea che l'uomo potesse cadere dal tetto.
«Un mosaico?» chiesi l'architetto, con la testa nascosta dai grandi fogli dei progetti di Luchino. «Ma sarebbe proprio un mosaico? Come quelli che si vedono nelle chiese o nelle cattedrali?» intervenni io.
Domanda a Luchino e Polo sul progetto del mosaico.

II. Descrizione di Iole da Parte del Narratore

Estratto
Contesto
Ero rapita, completamente rapita, da quello spettacolo e immaginai quanto sarebbe stato rilassante vivere sull'acqua, poterci camminare sopra senza sentire il peso del corpo, e andare a trovare gli amici...
Il suo stato d'animo durante il giro in gondola.
Mi venne in mente una vecchia, tutta ingobbita, in mezzo a giovani abbigliate per un ballo.
L'immagine della Ca' d'Ambra nella mente di Iole.
Alzai l'orlo del vestito e, aggrappandomi al suo braccio, lo seguii.
L'azione di Iole quando Luchino salta fuori dalla gondola.
La calle dell'ingresso al Palazzo era molto stretta e del cielo non si vedeva più che una striscia. Notai che mio fratello passava a malapena... Potrebbe stringersi sempre di più e soffocarci, pensai, potrebbe crollarci qualcosa in testa, da lassù.
I pensieri e le paure di Iole entrando nella calle.
Intanto lui abbassava con forza la maniglia. «Luchino, cosa fai?» gli domandai ridendo, guardando a destra e a sinistra per assicurarmi che non ci fosse nessuno.
Il suo tentativo di non farsi notare (come una spia).
Istintivamente, presi a sussurrare. «Qualcuno di cui neanche i locali sono a conoscenza?
Iole, per la paura, abbassa la voce.
Mi trovai d'accordo. Mia madre, per come io la conoscevo – vale a dire da figlia – era una donna pragmatica... Io ero sempre rimasta al suo fianco, con Luchino che andava e veniva da casa, pensando che tutto sommato giocare un po'...
La sua natura di leale compagna di Luchino e il contrasto con la madre.
Comprendendo quasi all'istante la mossa che mio fratello stava per fare, presi fiato ed entrai per prima. Se vuole giocare a questo gioco, dissi tra me, ci giocherò come una vera professionista, una detective, o una spia, e lui ne sarà fiero.
La sua volontà di partecipare attivamente all'avventura.
...nel mio caso, invece, non c'era molto che potessi fare; il filo d'oro che portavo al collo e la borsetta di coccodrillo si abbinavano troppo bene alla mia faccia pulita, eccessivamente pulita.
Descrizione del suo aspetto elegante e fuori luogo nel bacaro.
Sfilai il guanto e le due donne continuarono a guardarci, mute.
La sua azione nel bacaro.
...fui invasa da un senso di vertigine.
La sensazione provata guardando il fondo del Canale alla Ca' d'Ambra.
Luchino mi aveva allontanata a forza, continuando a sorreggermi, e appena non vidi più il Canale, ma solo la corte davanti a me, recuperai tutte le facoltà.
Descrizione di come si è ripresa dalla vertigine.
Mi sentii invece piena di coraggio e tenendomi la gonna ferma sotto il ginocchio scavalcai il gradino e mi piegai con grande agilità.
Il suo coraggio e agilità entrando nel palazzo.
A me sembrò un'idea divertente perché adoravo quanto mio fratello le stravaganze e poi quella era casa nostra e avremmo potuto scegliere ogni dettaglio come più ci gradiva.
La sua reazione entusiasta alla visione del restauro di Luchino.
Per me, era un vero divertimento. Mi godevo le mattine a Palazzo Giusti, andando e venendo dalle stanze, finendo di disfare gli ultimi bagagli... andavo a trovarli; valicavo il ponte, la cui porta era stata finalmente aperta e scendevo nel giardino, portando loro per pranzo piccole porzioni di riso speziato, verdure e salse al limone che Marisa mi dava...
La sua nuova routine e il piacere della gestione casalinga.
Ero rincasata tardi, le guance arrossate dal freddo pungente di Ottobre e tra le mani, un mazzo fittissimo di ciclamini.
Il suo ritorno a casa dopo le compere.
...sentii che qualcosa cambiava in me e, con il coraggio che viene dalla consapevolezza di non poter essere scoperti, mi lasciai andare al desiderio impellente di frugare dappertutto.
Il momento di rottura della riservatezza e l'impulso a frugare nello studio di Luchino.
Tutte le volte che peccavo, rubando una penna o un nastro al negozio, o che peggio ancora le disubbidivo, mia madre si teneva saldamente in piedi e pronunciava sei volte il nome del demone a voce alta perché così credeva si dovesse fare per esorcizzarlo.
Riflessione sul senso di colpa e il demone Asmodeo, in contrasto con la sua azione attuale.
Rimisi ogni oggetto al proprio posto, facendo attenzione a seguire l'ordine giusto, come un'archeologa che ricompone i resti di uno scavo.
L'accuratezza di Iole nel rimettere a posto gli oggetti di Luchino.
...presi ad aprire i libri annusandone le pagine, inalando con avidità l'odore intrappolatovi di polvere e carta.
L'esperienza tattile e olfattiva di Iole sui libri proibiti.
Ma una, quella che stava sopra tutte, non me l'aveva mostrata.
La scoperta della lettera nascosta della madre.
Strinsi la lettera al petto mentre con l'altro braccio mi appoggiavo al muro. Ora devo risistemare tutto, pensai... Non ci si comporta così, presi a rimproverarmi, e per questo che capitano certe cose...
Il suo senso di colpa e la consapevolezza che la madre «sente» la sua disubbidienza.
Non sono riposata per niente, anzi mi sento incredibilmente stanca, pensai, forse addirittura malata. E poi, oltre tutto, questa della lettera è proprio una storia misteriosa. Non ha senso che Luchino non mi abbia detto nulla.
I suoi pensieri durante il trasporto del pranzo.
...le scale della casa si fecero ripide come rampe e venni presa d'improvviso dalla rabbia.
La sua reazione alla spossatezza e alla rabbia verso Luchino.
Beatrice, se avesse potuto parlare, avrebbe cercato un diversivo, si sarebbe inventata una nuova regola per salvare Vera da quella situazione. Eppure, l'angoscia la paralizzava.
L'angoscia di Iole durante la scena del gioco.
Vera sollevò le palpebre lentamente e, come due fari in un mare in tempesta, puntò le pupille addosso a Bruno, poi, abbassò lo sguardo al pavimento. «Che freddo timor, Bruno, m'agghiaccia il cuore.» Di questo non si udì più che un sussurro.
Iole assiste al dramma di Antigone tra Vera e Bruno.
Il mio corpo, meno magro di quello di Vera, ma ben fatto, ora aderiva alla superficie calda della pietra.
Descrizione di Iole durante l'atto di spogliarsi alle Gorge.
Avendo elaborato la loro separazione già abbondantemente nei giorni precedenti, ora volevano solo levarsi il pensiero, evitare di struggersi di più.
Il suo stato d'animo durante la partenza della madre.
Quando Vera aveva chiuso a chiave la porta del boudoir, Beatrice era caduta definitivamente nel languore, si era arresa all'idea di abbandonarli.
Iole, riflettendo sulla chiusura del boudoir.
Per quanto mi sforzassi, non riuscivo comunque a evitare di farmi toccare dalle critiche di mia madre.
Iole è vulnerabile alle critiche della madre.
...la mia mente continuò a tornare al foro del pozzo; dove avremmo potuto rimediare una vera per coprire quel buco?
La sua preoccupazione fissa per la cisterna del pozzo.
Mi sentii di dover insistere e stemperai il tono della mia voce: «Sei sicura di stare bene?
Iole chiede alla madre se sta bene, dopo che ha parlato in yiddish.
Il suo corpo sparì inghiottito. Sperai che avremmo trovato presto una vera da pozzo da mettere sopra quel buco.
Iole osserva la madre entrare nel ponte.
Avevo fatto conoscenza con Polo nel periodo in cui era nato in me il desiderio di vivere lontano da mia madre, ed era come se il passato e il presente ora si fossero sovrapposti in una situazione che tradiva il corso naturale delle cose, almeno per quella che era la mia percezione della vita.
La sua riflessione sull'incontro tra l'Architetto Polo e sua madre.
Io – che la conoscevo a fondo – sapevo che stava aspettando che il Signor Polo commettesse un errore o una svista. Lo lasciò quindi proseguire nella sua spiegazione...
Iole descrive l'atteggiamento della madre mentre Polo parla dell'ambra.
Allora io e Luchino ridemmo entrambi. Il gioco si faceva interessante, e proseguiva in maniera fortunata.
Reazione di Iole e Luchino dopo aver ottenuto il nome dell'Avvocato Carraro.
Io mi ritrassi, appoggiandomi di nuovo allo schienale del divano. Mancare di volontà? Se solo avesse saputo quanto avevo desiderato partire, come avessi realizzato il mio progetto e quanto fosse cambiata la mia vita in quell'ultimo mese, si sarebbe ricreduta.
Iole, reagendo mentalmente all'accusa della madre.
A sentirlo, venni presa da una profonda commozione e pensai che avevo sempre considerato mio fratello un tipo allegro, quasi al dì sopra di tutte le cose terrene e grevi mentre in realtà soffriva anche lui, anche se di quel dolore se ne occupava da solo, senza infastidire nessun altro, nemmeno me.
Iole scopre la sofferenza nascosta di Luchino.
Eravamo riusciti a superare quella prova con buoni risultati, mai come prima avevamo dimostrato a nostra madre di essere diventati adulti.
Il pensiero di Iole sulla partenza della madre.

III. Dialoghi di Altri Personaggi Riferiti a Iole Moretti

Estratto
Contesto
«Ah! Novelli sposi nella città dell'amore.»
Il gondoliere, a Luchino e Iole, interpretando il loro aspetto.
«Abbandonata e basta. È quello che so io. La Ca' d'Ambra non la abita nessuno, Signore.»
Il gondoliere risponde a Luchino.
«Iole avrai anche compiuto venticinque anni ieri, ma di cuore resti sempre una bambina.»
Luchino sbeffeggia Iole dopo che lei ha espresso il timore dei fantasmi.
«La Ca' d'Ambra … la Ca' d'Ambra non mi sembra possa interessare due signorini come voi. Tutta quell'umidità, potrebbe rovinare i capelli alla ragazza.»
Il vecchio ubriacone, sbeffeggiando Iole.
«L'unica cosa che volevo sapere da lei,» continuò Luchino parandosi davanti a me per proteggermi, «era se … fosse abitata o no.»
Luchino si para davanti a Iole per proteggerla dall'ubriacone.
«Signorina Moretti, lei ha ragione. In futuro, non potrei dirvi di più di quello che vi direi oggi... Il suo intuito non l'ha tradita, la Ca' d'Ambra è in vendita...»
L'Avvocato Carraro si rivolge a Iole.
«Scommetto sia molto comodo per un signorina.»
L'Architetto Polo a Iole, riferendosi all'appartamento.
«Non si preoccupi … probabilmente si è affacciata troppo, e lei non è abituata. Si sentirà subito meglio, si metta a camminare un po'. Riprenda confidenza con la terra.»
Polo a Luchino, minimizzando la vertigine di Iole.
«Vertigine, Signor Moretti, capita spesso a chi arriva a Venezia e si dimentica con troppa facilità che non siamo sulla terraferma, che qui occupiamo un altro piano...»
Polo diagnostica a Luchino la vertigine di Iole.
«Tornerete, sciocchi, perché da soli, voi due, non sapete combinare un bel niente''.
La madre, con fare sdegnoso, commenta i loro intenti prima della partenza.
«Figurati se non ci ho pensato! È tutto ancora da sistemare, mamma. Vedi, tu, se posso permettermi, non hai mai avuto grandi capacità di visione. Forse, quella è più cosa da uomini» e ammiccò veloce a Polo «perché mi ricordo quello che raccontava sempre papà, quando aveva ereditato dal nonno il terreno in Sicilia … che tu dicevi che era troppo scosceso e che non si sarebbe potuto costruire niente. Invece poi, la casa che aveva progettato era stupenda, non l'avrebbe abbattuta nemmeno un terremoto, e tu, devi ammetterlo, eri rimasta stupita. Ci andavamo sempre. E ti piaceva.»
Luchino si rivolge alla madre, difendendosi e mettendo in discussione le sue capacità di «visione», escludendo Iole.
«Ma lui non se ne rende conto perché tutto gli è sempre piovuto dal cielo, come il pane dell'Esodo.» fece una pausa, pulendosi gli angoli della bocca con un fazzoletto, poi riprese «Iole tu stai diventando una ragazza a modo e, nonostante tutto, nonostante tutte le sventure che si sono abbattute sulla nostra famiglia e che sono state il volere di Dio, ti ho educata bene ma, e questa è una cosa che non si può inculcare, manchi di volontà.»
La madre accusa Iole di «mancare di volontà».
«Sai, io quand'ero a Roma facevo un sacco di incubi... Forse ho sempre voluto viaggiare solo per scappare da quel sogno. E finalmente qui, con te, a Venezia, è come se fosse avvenuto un miracolo. L'incubo è sparito. Solo che, a sostituirlo, non c'è nient'altro. Le mie notti sono buie. E terminano proprio qui, dove, giusto per oggi - spero, - è terminata anche la tua.»
Luchino confida a Iole la natura dei suoi incubi.
«E l'umidità?» fece mia madre quando salimmo al piano nobile. «Va bene nel giardino, o nelle soffitte. Ma i piani principali dovrebbero avere dei sistemi. Tu, Luchino, a questo non avrai pensato ma Iole è molto cagionevole.»
La madre accusa Luchino di non pensare alla salute «cagionevole» di Iole.
«Mi dispiace farmi trovare in questo stato,» bofonchiai armeggiando con la pinza dei capelli «mi dispiace di non aver potuto preparare nulla per il suo arrivo.» Sono ridicola, perché mi sto scusando? Dovrebbe essere lei, a preoccuparsi d'essere piombata qui da noi senza preavviso. Chi si crede di essere? Solo perché svolazza qui e là con il suo aeroplano crede di potersi presentare dappertutto. O forse si è scritta con Luchino? Deglutii a fatica. Guardandola meglio notai che indossava il mio abito da giorno in panno, quello che avevo acquistato con Luchino a Napoli e sotto – mi stropicciai gli occhi con le mani - portava ai piedi le mie scarpe.
Iole si rivolge a Florinda.
«Iole non fare quella faccia!» mi esortò Luchino, scoppiando a ridere «Quando è arrivata indossava la tuta di volo. Non aveva altro e quindi ho pensato di prestarle qualcosa di tuo.»
Luchino si rivolge a Iole riguardo a Florinda.
«Mi avete letteralmente salvata! [...] Ho sempre pensato che suo fratello mi sarebbe venuto utile, un giorno o l'altro. Sono corsa subito da voi.»
Florinda, rivolgendosi a Iole.
«Iole, questa ti sembra una donna che ha appena sorvolato l'India? Ci dovrai svelare i tuoi segreti, cara Florinda, e lo farai questa sera. Ti prego di fermarti con noi a cena.»
Luchino si rivolge a Iole a proposito di Florinda.
«La sua domanda è più che lecita, Signora Moretti e sono d'accordo con lei; la Ca' D'Ambra sembra poter volare via al primo soffio di vento.»
Polo alla madre di Iole, alla presenza di Iole.
«Non mi sembra che la Signorina Moretti abbia poi fatto una domanda così strana.» disse Polo, come per difendermi. «Effettivamente sarà difficile procurarsi le tessere e gli strumenti adatti.»
Polo difende Iole dai commenti di Luchino.
«Vedi? Sono le nostre camere gemelle. Differiscono solo in dettagli minimi. Tutti i mobili li ho fatti fare su misura. La tua è quella con la specchiera rossa e il comò. Apri i cassetti.»
Luchino mostra a Iole la sua stanza finita.
«Anche i due bagni annessi sono già funzionanti. Alla cucina al piano di servizio lavoriamo da un po' di giorni. Tra poco sarà pronta.» mi disse con veemenza mentre ancora lo stringevo nel mio abbraccio. «Conto di trasferirci finalmente qui entro la fine della settimana.»
Luchino a Iole.

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