
domenico polo
🧍♀️ Identità
Domenico Polo è l’architetto incaricato del restauro della Ca’ d’Ambra: un uomo di statura notevole, persino più alto di Luchino, riconoscibile per i capelli brizzolati raccolti in un codino, il viso lungo con naso aquilino e l’abbigliamento discreto da professionista. Si presenta fin da subito con un garbo distaccato, gentile e imperturbabile.
💭 Carattere
Metodico ed efficientissimo, organizza ogni dettaglio del cantiere, coordina la squadra con maestria e valuta le misure del palazzo “a vista” senza errori.
Coltiva una visione quasi filosofica dell’architettura veneziana: parla della città come di piattaforme in movimento e ammette che i momenti in cui non lavora sono rarissimi.
Professionista severo ma leale, non è servile con i committenti e difende con convinzione le scelte che preservano l’antico.
🎭 Ruolo
Domenico Polo funge da custode tecnico e morale della Ca’ d’Ambra: guida Luchino nella realizzazione del sogno, incarna la memoria storica e la resilienza del palazzo ed è così essenziale al progetto da essere imposto da una clausola nel contratto di acquisto.
📖 Estratti
I. Discorsi Diretti di Domenico Polo
Estratto
Contesto
«Se posso permettermi, avete scelto un luogo più che adeguato per dirigere i lavori.»
Primo incontro con Luchino nello studio di Palazzo Giusti; approva la scelta della base operativa.
«Scommetto sia molto comodo per una signorina.»
Commento rivolto a Iole subito dopo, con tono distaccato che la infastidisce.
«Mi ricordo solo vagamente di loro, ma erano ospiti impeccabili.»
Risponde a Iole sui precedenti proprietari di Palazzo Giusti.
«Un sigaro?» / «Perché no? Con piacere.»
Scambio con Luchino quando gli offre un sigaro dalla scatola rossa.
«Tanti anni fa mi sembra di essere stato invitato a cena qui, in questo appartamento. Ma, ve ne accorgerete, i piani nobili dei palazzi sul Canal Grande si somigliano tutti, in un modo o nell’altro. Sarà per l’esposizione alla luce, o per l’altezza dei soffitti, non saprei dire con esattezza.»
Risposta a Iole mentre ricorda le dimore veneziane.
«Tutti, ad eccezione del vostro palazzo.»
Sottolinea l’unicità della Ca’ d’Ambra.
«Capisco bene. Lei si è innamorato.»
Commento alla passione con cui Luchino descrive la Ca’ d’Ambra.
«Torneremo tra un paio d’ore.»
Avverte Marisa prima di uscire per visitare il palazzo.
«Non si preoccupi… probabilmente si è affacciata troppo, e lei non è abituata. Si sentirà subito meglio, si metta a camminare un po’. Riprenda confidenza con la terra.»
Rassicura Iole dopo la sua vertigine alla corte della Ca’ d’Ambra.
«Un attacco? Uno svenimento? Oppure un malore?» / «Vertigine, Signor Moretti, capita spesso a chi arriva a Venezia e si dimentica con troppa facilità che non siamo sulla terraferma, che qui occupiamo un altro piano, quello delle piattaforme, e che queste piattaforme stanno sempre in movimento, con noi sopra, ignari o meno della situazione.»
Spiega a Luchino l’origine della vertigine della sorella.
«Vedete, ce ne rendiamo conto meglio, quando guardiamo l’acqua. L’acqua ci ricorda che non siamo fermi e a questo, prima o poi, ci si deve rassegnare.»
Considerazione filosofica sulla vita in laguna.
«Credo dovremo tutti e tre chinarci, per riuscire a entrare da qui.»
Invita i fratelli a piegarsi per passare dalla porticina accanto al pozzo.
«Vedete, una volta c’era un altro ingresso, una meravigliosa scala esterna che portava a un primo piano, con le ringhiere decorate da teste di tigre. Quella scala, ormai è distrutta, ma proprio qui sono accatastati o, per così dire, sepolti, i suoi resti. Guardate là, un vero cimitero di macerie.»
Indica i resti della scala originale nella corte.
«Sono contento di vedere che anche lei, Signor Moretti, conserva il gusto per l’antico. È una scelta che approvo con enorme convinzione.»
Apprezza il progetto di ricostruire la scala con i pezzi originali.
«Assolutamente fantastico.»
Reazione alla scoperta della corte e dell’affaccio sul canale.
«Di sbocchi così non ne esistono altri, né a Venezia, né tantomeno altrove.»
Sottolinea l’eccezionalità dell’affaccio della Ca’ d’Ambra.
«Vedete, il fusto della colonna, e la colonna intera di per sé, è costruita in un modo che non si è mai visto. Somiglia a una palina, a un palo di ormeggio, e proprio come se lo fosse, poggia la sua base direttamente sul fondo del Canale.»
Spiegazione tecnica delle colonne rivolte sull’acqua.
«Tutto tempo utile, insomma.»
Minimizza il ritardo di Iole nel portare il pranzo al cantiere.
«Le piace, Signorina? Alcuni pezzi mancavano ma, grazie all’aiuto di suo fratello, siamo riusciti a contattare alcuni eccellenti artigiani del marmo che, in nome dell’arte, hanno subito provveduto ad aiutarci.»
Chiede a Iole un parere sulla scala ricomposta.
«E lei Signorina Moretti, cosa ha fatto, a parte farci omaggio come ogni giorno di queste delizie?»
Conversazione a pranzo nella corte.
«Mi rincresce dirlo ma sono molto rari i momenti dove non lavoro. E quando non lavoro, non mi ricordo.»
Confida la sua dedizione assoluta al lavoro.
«Sabato 11 ottobre, Signore.»
Risponde a Luchino quando questi, in ansia, chiede che giorno sia.
«È una fortuna, Signora, che lei veda la Ca’ d’Ambra per la prima volta in una giornata bella come questa. Quando il sole batte sulla casa, il bianco delle pareti esterne assume una sfumatura aranciata.»
Accoglie la madre di Iole introducendo la storia del palazzo.
«Guardi. Si vede ancor meglio sulle volte, perché la pietra si è mantenuta più chiara. Ecco, da quelle misteriose sfumature viene il nome del palazzo.»
Prosegue spiegando l’origine del nome Ca’ d’Ambra.
«Si spiegherebbe come mai la facciata cambi colore. L’ambra è l’unica pietra ad avere note proprietà magnetiche, in poche parole, assorbe tutto quello che può, compresi i raggi del sole.»
Racconta la teoria dell’esperto francese Gilbert sulle pietre della facciata.
«Considerando che l’alveo dei canali potesse essere eroso dalle maree, perché quei basamenti sono piuttosto sottili, le case non sono state costruite sulle loro stesse fondamenta. Ogni edificio di questa città, soprattutto quelli più pesanti, quelli sul Canal Grande, ha la sua base che è stata pianificata come il Signore ha pensato allo scheletro dell’uomo, in un frangente – è chiaro – dove non si poteva permettere errori.»
Spiega alla madre la solidità strutturale degli edifici veneziani.
«In questa città l’apparenza è delle più ingannevoli. La Ca’ d’Ambra sembra poter volare via al primo soffio di vento. Ma adesso che la vedrà da dentro, sentirà la sua forza e, insieme a questa, la sua volontà di resistenza.»
Conclude la spiegazione sulla tenuta del palazzo.
«No, per nulla. La Ca’ d’Ambra sembra proprio realizzata per fronteggiare al meglio un’eventualità del genere… Certo, i problemi di Venezia in quei casi, sono noti a tutti e tutti, quindi, dovrebbero tenerli in considerazione. Ma lei, Signorina Moretti, non dovrebbe temere.»
Rassicura Iole sui rischi dell’acqua alta.
«L’acqua dei canali fa anche piccoli miracoli.»
Indica un fiore giallo nato da una crepa nella colonna.
«Oh, affatto. Sono abituato ormai. Tutti i giorni Iole ci porta alla corte questo genere di pranzi. Mi piace molto. Tutto quello che riguarda l’ebraismo, mi ha sempre affascinato.»
Risponde alla madre quando gli chiede se il menu kosher gli dispiaccia.
«Ho un alloggio. Proprio di fronte alla Ca’ d’Ambra. Affaccia sul canale, e oltre il canale vedo la Ca’ d’Ambra dalla finestra. Ci vivo solo. La luce che mi arriva in soggiorno non è quella del sole, che batte spesso dall’altra parte, ma quella che la facciata del vostro palazzo riflette sulla mia, non è buffo?»
Rivela dove abita e il legame visivo con il palazzo.
«Un mosaico?»
Domanda a Luchino mentre guarda i suoi nuovi progetti.
«Le misure sono perfette, Signor Moretti.»
Elogia la precisione dei disegni.
«Signor Moretti, non ho parole. È incredibile. Ha disegnato bozze veramente impeccabili. È come se la sua testa avesse registrato tutti gli angoli del palazzo; in questi disegni c’è tridimensionalità. Nessuna sbavatura. Come dev’essere nei lavori di un progettista.»
Loda entusiasticamente la capacità progettuale di Luchino.
«È ambiziosa. Ma non avrei potuto prevedere cosa più utile ai nostri fini.»
Valuta positivamente l’idea del mosaico.
«Non mi sembra che la signorina Moretti abbia poi fatto una domanda così strana.»
Difende Iole quando Luchino la punzecchia.
«Effettivamente sarà difficile procurarsi le tessere e gli strumenti adatti. Potrebbe volerci del tempo, e molta volontà. Ma forse lei non ha ancora visto con quale velocità sono proseguiti i lavori al piano superiore.»
Sposta la discussione sui progressi del restauro mostrando diplomazia.
II. Descrizione di Domenico Polo da Parte del Narratore
Estratto
Contesto
Era un uomo notevole, addirittura più alto di Luchino, con i capelli brizzolati raccolti in un codino per comodità o vezzo.
Prima impressione di Iole al momento dell’incontro.
Il viso era lungo, con un naso aquilino e due occhi scuri, intensi e ben proporzionati.
Ulteriori dettagli fisici sul suo volto.
Indossava quello che mia madre avrebbe definito «il vestiario discreto di un professionista».
Commento sull’eleganza sobria.
Niente sembrava fuori posto, eppure non c’era un dettaglio che lo facesse peccare di vanità, nemmeno il codino.
Sottolinea la sua compostezza senza ostentazione.
Dopo avermi baciato la mano, non indugiò sul mio viso: mi guardò appena e tornò subito a parlare con Luchino.
Descrizione del suo atteggiamento professionale e distaccato.
Lo sorpresi con un’espressione assorta, il sigaro tra le dita e le labbra piegate in un vago sorriso.
Reazione all’entusiasmo di Luchino per la Ca’ d’Ambra.
Si aggirava per la corte con andatura lenta formando piccoli cerchi, le mani allacciate dietro la schiena, la testa mobile come per mappare l’ambiente.
Metodo con cui ispeziona la Ca’ d’Ambra.
Durante la mia vertigine restò a distanza, forse per educazione, valutando invadente avvicinarsi.
Nota sul suo tatto e riserbo.
Organizzò ogni cosa partendo dalla scala, sfogliando agende colme di contatti e formando in pochi giorni una squadra impeccabile.
Capacità organizzativa nel cantiere.
Coordinava gli operai da un palchetto di legno, come un bagnino, impartendo gesti che ricordavano quelli di un direttore d’orchestra.
Immagine della sua direzione dei lavori.
Sapeva a memoria le misure degli ambienti: non usava il metro e valutava tutto a vista senza sbagliare.
Precisione quasi istintiva nella gestione del restauro.
Quando la madre iniziò ad attaccar briga, mi guardò annuendo come se avesse già capito che tipo di donna fosse.
Percezione sottile dei caratteri.
Gli occhi gli divennero fessure mentre fissava la facciata arancionata dal sole.
Dettaglio del suo modo di osservare.
Si toccò rapidamente il piccolo crocifisso dorato che portava al collo.
Gesto devoto mentre cita Dio parlando della casa.
Le sue mani scrostarono un poco di muschio dalla colonna per mostrarmi un fiore nato tra le crepe.
Connessione con gli elementi naturali nella corte.
Gli occhi, che credevo marroni, erano in realtà neri profondissimi, con la pupilla fusa nell’iride.
Scoperta di Iole guardandolo più da vicino.
Faceva girare una matita tra indice e medio, come sospesa da una sua legge di gravità personale.
Tic osservato mentre esamina i progetti.
Quando elogiò Luchino, li vidi come un padre e un figlio.
Sensazione di Iole sul rapporto che si instaura fra i due.
In certi momenti sembrava estraniarsi, forse entrando nel mondo di immagini degli artisti, un mondo che io sentivo di non poter condividere.
Considerazione sulla sua capacità immaginativa.
Era abituato a dedicare ai nostri progetti l’intera giornata fino al tardo pomeriggio.
Dedizione quotidiana al restauro.
III. Altri Personaggi su Domenico Polo
Estratto
Contesto
«Con la firma del presente atto il compratore s’impegna formalmente ad avvalersi dell’opera del sig. Domenico Polo, architetto in Venezia, per tutto ciò che riguarderà il restauro e consolidamento dell’immobile…»
Clausola presente nell’atto di acquisto della Ca’ d’Ambra.
«A che ora hai dato appuntamento all’architetto?» / «Tra mezz’ora.»
Scambio tra Iole e Luchino che conferma la costante presenza di Polo.
«L’architetto ci aspetta di sotto.»
La madre di Iole menziona il fatto che Polo li stia attendendo alla Ca’ d’Ambra.
«Ho sentito… ho sentito. L’avete acquistata dunque.» – fece un cenno di saluto al Signor Polo, il quale ricambiò discreto.
L’Avvocato Carraro testimonia la familiarità con Polo.
«È come se la sua testa avesse registrato tutti gli angoli del palazzo…»
Luchino riporta allegramente l’entusiasmo con cui Polo ha valutato i suoi progetti.