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beatrice
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beatrice

da LA RINUNCIA

🧍‍♀️ Identità

Beatrice è una ragazza di vent'anni, studentessa universitaria a Torino, che arriva in montagna per l'estate, ospite della zia Laura. Fisicamente ha un "profilo affilato da guerriera" e un viso che la madre definisce "duro", ed è riconoscibile per i capelli appena tagliati, un atto simbolico con cui cerca di dimenticare "tutto ciò che voleva dimenticare di essere stata".

💭 Carattere

Introspezione e Sensibilità: È una persona "particolarmente sensibile" che tende all'"indugiare" quando si perde a ragionare e che è facile alla "disperazione".
Ricercatrice di libertà: Possiede una "tensione" interiore che spera possa salvarla da un'esistenza "isolata" simile a quella della Zia Laura. Cerca la libertà estetica e comportamentale, come dimostra tagliandosi i capelli.
Reattiva e timorosa: È preda di "pensieri paralizzanti" che subentrano dopo un'iniziale eccitazione e, nonostante il coraggio, sperimenta forti sensazioni fisiche come vertigini e inquietudine, soprattutto in relazione alla Villa e al Canal Grande.
Empatica e Adattabile: Raggiunge una "naturalezza" nel boudoir, e si adatta a nuove situazioni, venendo contagiata dall'entusiasmo di Vera per la tintarella. Ha assunto la funzione di mediatrice nei crescenti conflitti tra Bruno e Vera.

🎭 Ruolo

Beatrice agisce come osservatrice acuta e catalizzatrice di relazioni, in grado di notare le "correnti sottili" e i doppi sfondi misteriosi (come l'intesa non verbale tra Bruno e Vera). Rappresenta la forza esterna che, pur essendo inizialmente attratta dal mondo esclusivo dei fratelli (il "loro duo" a cui mancava una parte essenziale che solo lei poteva colmare), permette alla narrazione di esplorare i temi dell'intimità protetta (Villa Laurenti) e del superamento delle proprie paure e del passato.

📖 Estratti

I. Discorsi Diretti di Beatrice

Estratto
Contesto
«Senza sigarette non si può far niente»
Pensiero interiore mentre si prepara a uscire dalla casa della zia.
«Per me è uguale, possiamo fare qualsiasi altra cosa.»
Risposta a Bruno riguardo alla proposta di giocare a tennis.
«E che cosa sarebbe precisamente, un boudoir?»
Domanda a Bruno sul significato della stanza.
«Mi piacerebbe andare in quel posto magnifico dove mi avevi portata quando ero bambina. Avevamo anche fatto il bagno, e l'acqua era gelida. Ricordi?»
Domanda rivolta alla Zia Laura per proporre la gita alle Gorge.
«Si, sempre che loro accettino. Non vogliono mai uscire dalla casa.»
Riferimento al carattere riservato di Bruno e Vera.
«Paura di cosa?»
Richiesta di chiarimento alla Zia Laura.
«Ecco cosa sei tornata a prendere!»
Riferimento alla bottiglia di vino estratta da Vera.
«Non capisco. Pensavo fosse stata una scelta patita.»
Domanda a Bruno sulla sua decisione di trasferirsi a Ginevra.
«Anche lei ne aveva bisogno.»
Commento a Bruno sulla fragilità di Vera.
«Dirmi cosa?»
Risposta a Luchino che si scusa per la dimenticanza.
«C'è che questa visione, di voi due insieme qui, mi fa enormemente piacere. In più, oggi mi sento benissimo. È una giornata magnifica, soleggiata, come quelle che piacciono a me.»
Risposta alla madre che la trova «su di giri».
«Non lo sapevo.»
Risposta all'accenno della madre sull'acqua alta a Venezia.
«Signor Polo, come dovremmo comportarci in un caso come questo? Sarebbe senza dubbio pericoloso, per noi.»
Domanda all'Architetto sull'acqua alta.
«Sei qui! Oh se sapessi …»
Esclamazione rivolta a Luchino/Bruno nello studio.
«Mamma… [...] Mamma … allora pensi sempre a noi.»
Sussurro dopo aver letto la lettera della madre.
«Sono ridicola, perché mi sto scusando? Dovrebbe essere lei, a preoccuparsi d'essere piombata qui da noi senza preavviso. Chi si crede di essere?»
Pensiero interiore su Florinda.

II. Descrizione di Beatrice da Parte del Narratore

Estratto
Contesto
Beatrice aveva vent'anni.
Età e contesto iniziale.
Aveva il profilo affilato da guerriera e le espressioni, spesso trattenute, trasmettevano sempre un ché di altero.
Descrizione del viso e del portamento.
Quei capelli così lunghi erano diventati un simbolo di tutto ciò che voleva dimenticare di essere stata.
Motivazione del taglio di capelli.
Beatrice aveva, come tutti i ragazzi a quell'età, un'idea tanto precisa quando irreale del tipo di persona che voleva sembrare d'essere.
Riflessione sulla sua identità.
Beatrice pensò che somigliava a sua madre perché incedeva senza malizia, s'inceppava quando parlava e indossava un completo sformato. Somigliava, inoltre, a tutte le donne appartenenti alla stessa categoria: quella delle professoresse.
Pensiero interiore sulla Zia Laura.
Beatrice sorrise e preferì il silenzio.
Reazione al commento della zia sui capelli.
Beatrice rimase affacciata alla finestra, preda d'un singolare tipo di fascinazione. Qualcosa sembrava richiamarla verso quella casa. Esercitava su di lei una forza incantatrice. Oltre a questo, Beatrice avvertiva un'inquietudine… la sensazione d'un presentimento.
La sua fascinazione per Villa Laurenti.
Nei posti nuovi Beatrice stentava ad adattarsi. I viaggi erano per lei una fatica.
Il suo disagio iniziale nei cambiamenti.
Cominciava a pensare di non essere portata per le lettere. Vedersi davanti immensi manuali di critica la scoraggiava e frequentare le lezioni era ancora peggio; la gettava nello sconforto.
Il suo scoraggiamento riguardo all'università.
Sapeva che in fondo al suo cuore risiedeva una natura diversa, una tensione che, se assecondata, poteva salvarla da un destino simile a quello della Zia Laura.
La sua speranza di un destino diverso.
Beatrice ne aveva già viste di case del genere, a Torino sicuramente, ma anche in vacanza... Era diverso, tuttavia. Allora le erano sembrate inaccessibili.
Percezione di Villa Laurenti come accessibile.
Indugiando, come adorava fare quando si perdeva a ragionare, si avvicinava sempre di più alla piazza...
Descrizione della sua abitudine di perdersi nei pensieri.
Beatrice rispose di sì, che giocava a tennis. E che ci sarebbe andata. [...] Sapeva che il destino stava già giocando la sua partita e che quella mattina le circostanze l'avevano condotta proprio dove voleva andare il suo desiderio.
Il suo desiderio di andare a Villa Laurenti.
Nella sua mente iniziavano ad affiorare le prime titubanze. Ecco come funzionava; qualcosa andava nel verso giusto, lei s'elettrizzava e, poco dopo, cominciavano a venirle pensieri paralizzanti. Ma quel giorno la curiosità superava l'incombere della paura. Beatrice si sentiva coraggiosa.
Il ciclo tra eccitazione e paralisi della paura.
Beatrice si sentì osservata. Forse, ogni volta che qualcuno entrava, se lo ritenevano degno, spostavano le loro radici e lo lasciavano passare, senza perderlo d'occhio.
Sentimento di essere osservata all'ingresso della Villa.
Beatrice entrò nella stanza sentendo che oltrepassava i confini d'un tempio.
Sensazione provata entrando nel salone durante la prova di teatro.
Beatrice sapeva che Bruno e Vera quel giorno avrebbero accettato; non era in grado di dire esattamente perché, ma, mentre la Zia Laura le parlava, aveva afferrato con maggiore chiarezza un lato della loro personalità che fino a quel giorno aveva soltanto intuito.
La sua capacità di intuire la natura dei fratelli.
Fu proprio la sicurezza di Beatrice nel fare la proposta, a portare Vera e Bruno ad accettare senza indugi.
Il suo ruolo di catalizzatrice.
Beatrice confidò nell'aiutò di Bruno. Ne rimase delusa. Pensava che si sarebbe opposto a quell'idea...
La sua delusione per la complicità tra i fratelli alle Gorge.
Beatrice, senza averne voglia, la imitò. Il suo corpo, meno magro di quello di Vera, ma ben fatto, ora aderiva alla superficie calda della pietra.
La sua riluttanza e accettazione del gioco alle Gorge.
Beatrice si stupì di come tutti quei discorsi finirono per riguardare Vera.
La sua osservazione durante la conversazione privata con Bruno.
Entrambi si sentirono colpevoli e, al tempo stesso, come accade alle persone che dividono una colpa, si sentirono più uniti.
Il suo sentimento dopo la confessione di Bruno.
Calò la sera. Beatrice quella notte fece sogni agitati. Nell'unico che riuscì a ricordare al risveglio era su un treno.
Il suo stato d'animo dopo il giorno con Bruno.
Beatrice, seduta sul bracciolo della poltrona, guardava la scena, cercando di celare la morbosità del suo interesse.
Il suo interesse per la tensione durante la partita a dama.
Beatrice scivolò giù dalla poltrona e, con una naturalezza che la stupì, accarezzò da dietro i capelli dell'amica, cercando di dimostrare, con quel gesto primitivo e semplice, la forza del suo appoggio.
La sua reazione di sostegno durante la punizione di Vera.
Beatrice era piombata nel più nero sconforto. [...] Era sempre stata facile alla disperazione ma, tuttavia, in una parte molto profonda di sé, serbava ancora una speranza.
Il suo sconforto per la possibile assenza dalla Villa e la speranza persistente.
Beatrice all'inizio non sopportava stare esposta tutte quelle ore, ma poi ci prese gusto; poiché aveva deciso di seguire Vera nei suoi entusiasmi, aveva finito per esserne contagiata nel profondo.
La sua tendenza ad essere influenzata dagli entusiasmi altrui (tintarella).
Beatrice tentò di condurre la conversazione su altri argomenti, cercando di ristabilire un clima allegro. [...] Aveva assunto la funzione di mediatrice.
Il suo ruolo di pacificatrice durante i battibecchi.
Beatrice non credeva a quello che dicevano. Forzavano ciascuno le proprie argomentazioni finché non entravano in conflitto. Leggeva, dietro a questo nuovo atteggiamento, il bisogno smodato di sfogare una tensione...
La sua analisi sulla crescente tensione tra i fratelli.
Beatrice si voltò e vide i profili di entrambi con il disegno dimezzato delle labbra, la solennità nella linea del naso, i ricciolini spioventi sugli zigomi marmorei. Il ricordo della loro espressione assorta le si impresse dentro.
Il ricordo impressosi alla fine della prima estate.
Beatrice si sistemò nella camera vicina a quella di Vera; una terza porta, al centro del muro, collegava direttamente le due stanze. Decisero di tenerla aperta, poiché tra le due amiche non c'erano imbarazzi.
Il narratore, descrivendo la sistemazione di Beatrice nella seconda estate.
Bruno avvolse in un abbraccio sia Vera che Beatrice.
Azione di Bruno dopo la lite con Vera.

III. Dialoghi di Altri Personaggi Riferiti a Beatrice

Estratto
Contesto
«Questa è mia nipote Beatrice. Beatrice, il signor e la signora Laurenti.»
Zia Laura, presentandola al bar.
«Ci rassicura pensare che i ragazzi non saranno del tutto soli. – disse la donna – Menomale che è venuta a trovare sua zia, signorina Beatrice.»
Signora Laurenti, all'incontro al bar.
«Vada a trovarli, oggi pomeriggio magari, quando noi saremo partiti. La prego. Lei gioca a tennis?»
Signor Laurenti, che la invita a Villa Laurenti.
«Io sono Vera.»
Vera, subito dopo che Beatrice si presenta (o non si presenta).
«Qui ci confessiamo i nostri più intimi segreti perché sappiamo che non è una stanza frequentata da troppi spiriti. E, ormai, a differenza del resto della casa, appartiene soltanto a noi.»
Vera parla del boudoir a Beatrice.
«E' perché quella gente ha paura di tutto. Anche da ragazzini, stavano sempre insieme, chiusi in stanza a bisbigliare. E i genitori non dicevano mai nulla; sotto, sotto avevano paura, esattamente come loro.»
Zia Laura, parlando ai ragazzi (e implicitamente a Beatrice) sul perché non vogliono uscire.
«E in dono al misero offre, non meno che al beato.. il gaudio del vino, dove ogni dolore annegasi!»
Vera include Beatrice quando offre il vino.
«Noi, Beatrice, saremo le Baccanti. Per farlo meglio, dovremo toglierci i vestiti.»
Vera, proponendole il gioco alle Gorge.
«Bruno! Guarda come siamo belle.»
Vera, includendo Beatrice nell'ammirazione in acqua.
«Belle e matte!» rispose lui...
Bruno, rispondendo a Vera, includendo Beatrice nel giudizio.
«Sei poco saggio a non prendere mai il sole. Fa male, sai? Da quando prendiamo il sole, io e Beatrice ci sentiamo molto più energiche, molto più vive.»
Vera, usando Beatrice come esempio contro Bruno.
«Deve esercitarsi per gli esami di Settembre.» le rispondeva, e Vera, muovendo i piedi sotto il lenzuolo, si copriva le orecchie con il cuscino.
Beatrice, cercando di consolare Vera per la musica di Bruno.
«Ma tesoro! Abbondiamo in camere da letto, avere ospiti per noi non è certo un disturbo!»
Vera, riferendosi a Beatrice come ospite al telefono.

I keep my visions to myself

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Tengo le mie visioni per me